Est
Vai a
Vai a

Violenza sulle donne, un caso ogni tre giorni

13.01.2018

ROMA Sono 113 le donne che nel 2017 sono rimaste uccise dalla furia di un uomo, nella quasi totalità dei casi il marito, il compagno, l’ex. Un omicidio ogni tre giorni e quasi sempre all’interno della mura domestiche. Due delle donne assassinate lo scorso anno stavano anche per diventare madri. È questo il bilancio delle vittime di femminicidio secondo i dati raccolti dall’associazione Sos Stalking. «C’è però un dato rincuorante, sebbene non sufficiente per poter definire la situazione meno grave» afferma l’avvocato Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore di Sos Stalking. «E cioè che rispetto ai due anni precedenti gli omicidi sono calati del 7%». Nel 2016 in Italia erano state uccise 115 donne, il 2015 aveva invece visto 120 vittime, 117 donne erano state uccise nel 2014 e 138 nel 2013. «Una strage che vede le donne indifese di fronte alla furia cieca dei loro partner o ex partner, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia», commenta l’associazione. Oltre al numero degli omicidi, in lieve calo, l’associazione fornisce anche il dato sulle denunce di stalking, quasi sempre l’anticamera dell’omicidio. E il trend mostra un dato in calo e la sfiducia nel cambiare le cose che muove otto donne su dieci a vivere nel silenzio il loro dramma. «Si stima che su 3.466.000 vittime il 78% non abbia sporto querela, soprattutto per la sfiducia che viene riposta nelle Autorità che spesso tardano a fornire un primo aiuto», si legge nel dossier. I numeri variano da regione a regione e confermano il triste primato della Lombardia, con il numero più alto di donne assassinate, 19, seguita dall’Emilia Romagna, che registra 16 omicidi, dal Veneto, 13, dalla Campania, 12 donne uccise, da Sardegna, Sicilia e Toscana 7 femminicidi per regione, a cui seguono il Piemonte con 6, Lazio, Abruzzo e Puglia con 5, Liguria e Friuli 3, Trentino e Calabria con 2 e infine Marche con un omicidio. Oltre alle vittime in prima linea, ci sono le cosiddette «vittime secondarie», i bambini o ragazzi che, in seguito al delitto, si sono ritrovati orfani di madre o, in caso di omicidio-suicidio, di entrambi i genitori. GLI OSPEDALI. Intanto, nelle «Linee guida per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza sociosanitaria per le donne che subiscono violenza» è stata prevista una stanza separata dove attendere non più di venti minuti e un codice ad hoc per l’accesso al pronto soccorso. Il documento, annuncia Lucia Annibali, consulente per le Pari opportunità della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, ha già avuto il via libera dalla Stato-Regioni e a breve sarà pubblicato in Gazzetta. «In questo anno abbiamo messo a punto strumenti concreti per il contrasto della violenza sulle donne», ha spiegato. Tra questi, le Linee Guida «che contengono indicazioni specifiche per le aziende sanitarie e ospedaliere». Il documento traccia un percorso di accompagnamento dedicato per le vittime di violenza, dal momento in cui arrivano al pronto soccorso fino all’ospitalità presso case rifugio. Inoltre garantisce un approccio empatico, che possa aiutare la donna a denunciare senza sentirsi giudicata. •

Condividi la notizia