Sciolto nell'acido,
2,2 milioni alla
famiglia Di Matteo


 Il piccolo Giuseppe Di Matteo,  ucciso e sciolto nell'acido nel 1993
Il piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell'acido nel 1993
22.07.2018

Condannati anche in sede civile per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, i boss non pagheranno un euro, visto che il loro patrimonio è sequestrato; ma l’entità della somma, 2,2 milioni che saranno versati alla mamma e al fratello della vittima, e le motivazioni del giudice di Palermo Paolo Criscuoli, fanno giustizia su uno degli omicidi più efferati di Cosa Nostra.

 

Giuseppe fu rapito a Piana degli Albanesi il 23 novembre 1993, quando non aveva ancora 13 anni. Un commando che indossava divise delle forze dell’ordine disse al bambino che sarebbe stato condotto dal padre, Santino Di Matteo, mafioso pentito che in quei giorni aveva cominciato a collaborare con la giustizia inchiodando, fra l’altro, il feroce Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato, paese del Palermitano dove Giuseppe morirà, sciolto nell’acido, 779 giorni dopo il suo sequestro.

 

Per il giudice Paoli Criscuoli - come scrive il Giornale di Sicilia - «è stata lesa la dignità della persona, il diritto del minore ad un ambiente sano, ad una famiglia, a uno sviluppo armonioso, in linea con le inclinazioni personali, ad un’istruzione. Beni ed interessi di primario rilievo costituzionale che, pertanto, trovano diretta tutela, anche risarcitoria».