Lombardia, Leu dice no a Gori Nodo Regioni nel centrodestra

Onorio Rosati, candidato alla presidenza della Lombardia per LeuGiorgio Gori, candidato del Pd
Onorio Rosati, candidato alla presidenza della Lombardia per LeuGiorgio Gori, candidato del Pd (BATCH)
13.01.2018

ROMA Liberi e uguali dice no a Giorgio Gori. A nulla sono valsi appelli e trattative. L’assemblea lombarda di Leu si chiude con una fumata nera: la sinistra candida alla guida della Regione l’esponente di Mdp Onorio Rosati. E gela così le speranze Democratiche di un aiuto al candidato renziano, nel difficile tentativo di rimonta al centrodestra. Nel Lazio i giochi sono invece ancora aperti e sembrano portare verso un accordo: l’assemblea locale di Leu dà mandato a Pietro Grasso, presente in sala, di trattare con Nicola Zingaretti sulla base di alcuni «paletti» programmatici ben precisi. Ma è il «niet» a Gori che alza la tensione a sinistra. E anche il premier Paolo Gentiloni, senza andare allo scontro, apre la sua campagna elettorale rivendicando un primato al Pd: «Noi siamo la sinistra di governo, non ce n’è altri». Il «no» in Lombardia era nell’aria. E il candidato Democratico Gori ne prende atto, chiarendo che dovranno essere gli esponenti di Leu a spiegare perché hanno deciso di andare divisi, rinunciando alla speranza di battere la destra, dopo il ritiro di Roberto Maroni. «Siamo dalla parte giusta», rivendica davanti ai delegati lombardi il capogruppo Mdp Francesco Laforgia. «Non ci faremo dire che usciamo dal centrosinistra perché il centrosinistra non esiste senza la sinistra». Una standing ovation accoglie la candidatura di Onorio Rosati e chiude i giochi col Pd. In contemporanea, invece, a Roma gli esponenti laziali di Leu danno mandato a Grasso, che con la sua presenza in sala si fa garante, di verificare con Zingaretti le condizioni di una alleanza elettorale, sulla base di alcune questioni programmatiche e politiche. «Incontrerò Zingaretti. Poniamo un problema politico su punti ben precisi: chi accetta quei punti noi lo appoggiamo», dice il leader di Leu. CENTRODESTRA. Nel centrodestra i sondaggi favorevoli (unito viene dato oltre il 36%) e la crescita dei singoli partiti, con Fi sempre in testa nella coalizione, non contribuiscono a stemperare il clima interno. Reso al momento più incerto dal nodo delle elezioni regionali. Intanto si aggiunge un nuovo capitolo al botta e risposta ormai quotidiano tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi su temi chiave del programma. Dopo la frenata del Cavaliere sulla legge Fornero, il segretario della Lega rilancia l’abolizione della riforma come primo atto del suo futuro governo. Il segretario infatti snobba l’idea di poter essere solo un ministro di peso e punta a palazzo Chigi: «Posso esser il primo presidente del Consiglio leghista della storia». A pesare però sul clima interno non sono in questo momento tanto i punti programmatici ma le divergenze nella scelta dei candidati alla presidenza delle Regioni chiamate al voto. Se Attilio Fontana in Lombardia ha iniziato la sua campagna elettorale, per il Lazio, Molise e Friuli nel centrodestra la decisione è ancora in stand by. Il risiko non è semplice perché con l’assegnazione della Lombardia al Carroccio, gli alleati reclamano la presidenza di Friuli e del Lazio. •