I francescani lasciano a casa otto persone
«I frati? Fra i peggiori padroni mai visti»

Alcuni numeri del«Messagero di Sant'Antonio»
Alcuni numeri del«Messagero di Sant'Antonio»
06.12.2018

Padova, il Messaggero di Sant'Antonio licenzia otto giornalisti.

Lo storico periodico dei Francescani, forse la rivista cattolica più famosa e diffusa del mondo, hanno chiuso la redazione a due settimane dal Natale e annunciato il licenziamento di tutti i suoi giornalisti.

La Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato giornalisti Veneto giudicano «inaccettabile, prima ancora della comunicazione in sé, la condotta adottata dalla controparte – nella fattispecie la direzione dei frati – che senza scrupolo alcuno ha tolto dal tavolo – convocato per fare il punto sul contratto di solidarietà attivato da un anno – qualsiasi margine di trattativa. Una decisione intollerabile nei modi e nel merito a fronte di violazioni contrattuali, fra cui il rifiuto di esibire il bilancio».

 

«I frati della basilica di Sant’Antonio si sono dimostrati fra i peggiori padroni editoriali con cui il Sindacato si sia mai interfacciato. Nessun margine di trattativa, nessuna possibilità di confronto. Nulla». Questo il commento a caldo della segretaria regionale del Sindacato giornalisti Veneto, Monica Andolfatto.

«Le perdite economiche, sempre comunicate a voce e senza mai un'analisi puntuale di costi e ricavi, non possono comunque giustificare un tale atteggiamento che fa strame della dignità ancor prima umana che professionale dei lavoratori», affermano il segretario generale della FNSI, Raffaele Lorusso, e la Andolfatto. «Una cosa deve essere ben chiara – proseguono – i frati non possono pensare di chiudere la redazione, licenziare i giornalisti e continuare a pubblicare la rivista cattolica più conosciuta al mondo e più venduta, soprattutto per merito dei giornalisti che la producono».

 

I giornalisti proclamano lo sciopero a oltranza. «Increduli e feriti per l’inaudita violenza subita, un attacco alla nostra dignità umana e professionale che ci lascia stupefatti, per modalità e contenuti. Non è stato mostrato rispetto alcuno per la competenza e passione sempre profuse nella realizzazione di un’ottima rivista conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, diffusa in 270mila copie in abbonamento solo in Italia oltre che sul web, senza contare le copie del «Messaggero dei ragazzi», del «Messaggero di sant’Antonio» edizione italiana all’estero e poi delle edizioni in varie lingue che vengono spedite in 160 Paesi». Rimarremo in sciopero fin quando si potrà uscire insieme da una pagina tra le più tragiche e vergognose che questa realtà abbia mai vissuto».

 

Ai colleghi del Messaggero di Sant'Antonio va la solidarietà del Comitato di Redazione de «L'Arena».