Occupazione e investimenti a rischio a Dolcè «ma basterebbe solo una firma»

Lo stabilimento Vilca a Dolcè
Lo stabilimento Vilca a Dolcè
27.07.2018

Occupazione ed investimenti a rischio a causa di un cavillo burocratico, per un’azienda storica del veronese, la Vilca di Dolcè, acquisita nel 2017 dalla Fassa Bortolo di Spresiano (Treviso) per 24 milioni di euro a seguito di un concordato preventivo con continuità aziendale.

È quanto sostiene l’azienda che denuncia la mancanza dei permessi da parte dell’amministrazione comunale, in un primo momento favorevole, per l’ampliamento del nuovo sito produttivo. «Una semplice firma a cui basterebbe un notaio - sostiene la Fassa Bortolo in una nota - rischia di far saltare un piano di investimenti di 42 milioni di euro».

La Vilca, azienda del comparto della produzione di calce, attualmente impiega circa 50 addetti. Fassa Bortolo, dopo il salvataggio, ha messo a punto un piano di rilancio per potenziare le linee produttive, cambiare il combustibile delle fornaci per ridurre l’impatto ambientale, e ampliare lo stabilimento per lo stoccaggio e rendere più efficiente la cava. Il piano da 42 milioni comprende anche opere per mitigare l’impatto morfologico-paesaggistico della cava sull’ambiente circostante.

«È una situazione paradossale - commenta il presidente Paolo Fassa - che mi lascia tanta amarezza perchè in questo Paese sempre di più per noi imprenditori è difficile investire. Sono esasperato da questa burocrazia che non aiuta le imprese ma addirittura le mortifica. Come Gruppo siamo pronti a investire decine di milioni di euro, se si continua così sarò costretto a ripensare alle strategie aziendali e indirizzare i progetti di sviluppo verso l’estero».

 

Al momento l'amministrazione comunale sul tema non rilascia dichiarazioni.