Melegatti, il giudice
rilancia: «Provare
a salvare l'attività»

Una protesta dei lavoratori Melegatti
Una protesta dei lavoratori Melegatti
Valeria Zanetti31.05.2018

Conservare il valore dell’impresa nell’interesse dei creditori e a tutela dei posti di lavoro. È uno dei punti cruciali, contenuti nella sentenza con la quale l’altro ieri il collegio di magistrati, presieduto da Silvia Rizzuto, ha dichiarato il fallimento di Melegatti e della controllata Nuova Marelli. Per conseguire l’obiettivo, il testo invita i curatori nominati - per la società capofila, Lorenzo Miollo e Bruno Piazzola, per la controllata, Maurizio Matteuzzi e Michelangelo Accettura – a «prendere posizione con apposita relazione, sull’opportunità di disporre l’esercizio provvisorio». Il passaggio consentirebbe di mantenere l’attività aziendale e con essa il valore del marchio e i posti di lavoro, in modo da non far piombare i dipendenti nella disoccupazione.

 

PARTNER INDUSTRIALE. Per avviare l’esercizio provvisorio occorrerebbe comunque trovare un partner industriale o finanziario e verificare la convenienza dell’operazione, la disponibilità di contratti e forniture, in modo da non aggravare la situazione debitoria, già pesante e quantificata secondo le ultime stime in circa 50milioni. La sentenza ordina ancora a Melegatti di depositare entro il fine settimana i bilanci e le scritture contabili e fiscali, insieme all’elenco completo dei creditori. Fissa l’adunanza per la verifica del passivo per martedì 23 ottobre. I creditori avranno tempo fino a venerdì 21 settembre per depositare istanza di insinuazione nel fallimento.

Successivamente all’adunanza i curatori elaboreranno il programma di liquidazione. Difficile dire se l’esercizio provvisorio sarà la strada che i curatori si avvieranno a percorrere nei prossimi giorni. Resta il fatto che già ieri sera c’è stato un primo incontro tra i quattro professionisti per abbozzare l’analisi della situazione. Poi il passaggio sarà con i sindacati per spiegare cosa accadrà ai circa 60 dipendenti a tempo indeterminato ancora in servizio, che con il fallimento rischiano di perdere la Cigo.

 

I SINDACATI. «A questo punto diventa importante avviare il tavolo regionale, come ha subito suggerito il presidente Luca Zaia, che finora non è decollato per indisponibilità della proprietà – evidenzia Maurizio Tolotto di Fai Cisl – Insieme ai tecnici della Regione e ai curatori si potrà valutare in che prospettiva muoversi e trovare la soluzione più adeguata nel tentativo di confermare almeno gli ammortizzatori».

 

LA POLITICA. Ad interrogarsi sulle modalità per salvare l’occupazione ed il valore dell’azienda che inventò il pandoro di Verona, anche la politica.

Il senatore Pd, Vincenzo D’Arienzo esprime solidarietà ai lavoratori ed invita palazzo Balbi a mettere a disposizione Veneto Sviluppo, attribuendo a Melegatti un «interesse pubblico». «Credo che l’esercizio provvisorio, sia difficilmente percorribile vista la scarsa disponibilità finanziaria – dice –. Sarebbe invece utile favorire in ogni modo l'evoluzione verso un possibile acquisto. Se con la società finanziaria regionale che si occupa di investimenti nei settori strategici per il tessuto imprenditoriale veneto, si può fare qualcosa, questo è il momento».

Sempre in casa Pd anche il deputato scaligero, Diego Zardini, commenta il fallimento Melegatti. «La vicenda si chiude nel peggiore dei modi. L’inconcludenza e l’impreparazione del management aziendale ricade su lavoratori, fornitori e creditori. Chiedo alle altre imprese locali del settore uno sforzo straordinario per assorbire il personale in uscita da Melegatti». Si tratta di realtà che per prime acquisiranno le quote di mercato lasciate libere, da coprire con un aumento della produzione. «So che il sindacato sta facendo al meglio il proprio lavoro e mi metto a disposizione per qualsiasi azione possa essere utile», conclude. «Visto il fallimento e il conseguente minor valore dell’azienda – analizza Paolo Capone, segretario generale Ugl - occorre valutare in maniera scrupolosa eventuali nuovi piani industriali con l’intento di riavviare il ciclo produttivo»

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