La ricchezza
distribuita cala
ma più redditività

(BATCH)
15.12.2016

L’analisi del valore aggiunto permette di identificare come le aziende del territorio distribuiscano la ricchezza creata tra i principali stakeholder, distinguendo tra personale dipendente, pubblica amministrazione, banche e altri finanziatori di capitale di credito, azienda e soci. Nel costruire il prospetto, presentato quest’anno per la terza volta, si è tenuta in considerazione la metodologia proposta dal gruppo di studio per il Bilancio sociale (Gbs), anche se con qualche aggiustamento dovuto alla non disponibilità di alcuni importi di dettaglio del conto economico.

VALORE GLOBALE. Il valore aggiunto globale è stato stimato per il totale di bilanci delle top500 sottraendo dai ricavi i costi esterni operativi, cioè tutti i costi della produzione a eccezione di ammortamenti e svalutazioni di immobilizzazioni; si sono inserite a livello operativo le eventuali differenze su cambi, che nelle imprese non finanziarie sono presumibilmente riferibili aLL’attività commerciale.

 

VALORE AGGREGATO. Il valore aggiunto aggregato così ottenuto è pari a 6.714 milioni nel 2015, stabile rispetto al 2014, con una crescita media annua di circa lo 0,12%. Anche se in ripresa rispetto ai valori registrati nelle edizioni precedenti, il valore aggiunto prodotto non è comunque aumentato nell’ultimo anno, segno questo di una scarsa dinamicità del territorio, in termini di aumento dei volumi di fatturato e di recupero delle efficienze interne di produzione ed esterne, realizzate sui mercati di approvvigionamento e di sbocco.

 

VALORE OPERATIVO. Al valore aggiunto operativo sono stati sommati i saldi della gestione finanziaria (proventi finanziari e rettifiche di valore di attività finanziarie) e di quella straordinaria (comprese le eventuali svalutazioni di immobilizzazioni che sono di fatto straordinarie), ottenendo così il valore aggiunto globale, da distribuire tra i 4 stakeholder. Le due aree hanno contribuito a contrarre il valore aggiunto, in modo particolare se si considera la gestione straordinaria, diminuita del 262% rispetto al 2014 e contraddistinta ora da segno negativo. Un -18,07% è stato registrato dal saldo della gestione delle attività finanziarie. In conseguenza di tale andamento, la variazione del valore aggiunto globale assume segno negativo (-1,40% nel 2015).

DISTRIBUZIONE. La distribuzione del valore aggiunto globale è rappresentata attraverso i seguenti aggregati di conto economico: totale costi del personale (dipendente), imposte e tasse di competenza sul reddito (pubblica amministrazione), oneri finanziari (capitale di credito) e infine reddito d’esercizio al lordo degli ammortamenti (azienda e capitale di rischio); tale distribuzione avviene per la maggior parte a vantaggio del personale dipendente, 59%, poi dell’azienda e del capitale di rischio (29%), seguiti dalla pubblica amministrazione e dal capitale di credito (rispettivamente a 8,10% e a 3,93% nel 2015).

 

La composizione negli anni è rimasta piuttosto stabile in termini percentuali, se si eccettua la diminuzione della quota a vantaggio del capitale di credito. Il primo punto è giustificabile con la contrazione della posizione finanziaria netta e con la diminuzione, in valore assoluto, degli oneri finanziari versati alle banche.

 

Guardando alle variazioni riportate in tabella, si nota come il valore distribuito al personale sia rimasto praticamente stabile, registrando un +0,11%; mentre in diminuzione è il valore distribuito ai soci o reinvestito in azienda (-2,50%), così come quello destinato alla pubblica amministrazione (-2,09%).

 

È in diminuzione anche quanto distribuito alle banche e agli altri finanziatori, registrando così un -12,73%: questo conferma l’analisi descritta, inerente la contrazione del debito e del relativo costo. Diversamente, la contrazione delle imposte evidenzia un minor carico fiscale che pesa sulle aziende. S.C.

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