A Verona record di Pos «Ma i costi sono troppi»

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13.01.2018

Dall’1 gennaio è scattato l’obbligo del Pos per artigiani, professionisti e commercianti per pagamenti superiori ai 5 euro. Ma resta il nodo delle commissioni bancarie, che a cascata gravano sui costi di prestazioni e merci o sulla marginalità delle attività. La denuncia viene da Confartigianato regionale. In Veneto, a fine 2016, i lettori di moneta elettronica erano oltre 182mila, uno ogni 27 abitanti (erano 1 ogni 37 abitanti solo 3 anni fa), al terzo posto dietro Lombardia e Lazio. Il numero delle «macchinette» in sei anni, è cresciuto di 52.862 unità, come mette in luce l’osservatorio di Confartigianato Veneto, su dati della Banca d’Italia. L’incremento si è fatto considerevole nel 2013 in vista dell’entrata in vigore, a metà 2014, della legge numero 221/2012, che ha previsto l’accettazione da parte di imprese e professionisti di pagamenti effettuati con carte di debito. A livello provinciale, il maggior numero di Pos si trova a Venezia, con 42.550 «lettori», cresciuti di 12.321 unità. A seguire Verona, 35.972 (+9.431), Padova, 30.343 (+6.379), Treviso le altre. Nella provincia scaligera, in particolare, è disponibile un Pos ogni 26 abitanti con una distribuzione più articolata rispetto alla media regionale e nazionale (uno a 29 abitanti, ndr). «La diffusione capillare dei dispositivi si è rivelata un vantaggio per i consumatori; uno svantaggio per artigiani e commercianti», commenta Agostino Bonomo, presidente della Confederazione regionale, «alle prese con i costi di gestione delle apparecchiature delle banche». L’obbligo inoltre impatta in modo diverso su una platea di attività molto difformi. Una cosa è pagare commissioni su mille operazioni da 5 euro, come può capitare ad un panettiere o ad un calzolaio», fanno notare, «altro è svolgere una sola operazione da 5mila euro, come può accadere ad un gioielliere o un sarto di abiti da sposa». Inoltre una larga fascia di piccoli imprenditori: idraulici, elettricisti, piastrellisti, pur dotandosi di dispositivo mobile, saranno in difficoltà con bancomat e carte di credito nelle zone in cui manca la banda larga. «Non siamo mai stati contrari ai pagamenti elettronici e a combattere il “nero”», sottolinea Bonomo, «però il problema principale restano le commissioni bancarie. Per alcuni settori i ricarichi sono talmente bassi che l’incidenza di uno o due punti percentuali sul transato significa rinunciare al profitto». Concetti ribaditi anche da Andrea Bissoli, presidente di Confartigianato Verona, che evidenzia come l’installazione dei Pos comporti costi di locazione, canoni mensili e oneri di commissione mediamente tra i più elevati d’Europa. «Già due anni fa, la legge di Stabilità promise dei tetti sulle commissioni. Nulla ci pare sia stato fatto. È bene che si sappia che il Pos costa anche se non lo si utilizza». • VA.ZA.