Rotta e Auger, due leoni in sintonia caratteriale

Da sinistra, Brian Auger e Rudy Rotta durante il concerto a Lugagnano FOTO BRENZONI
Da sinistra, Brian Auger e Rudy Rotta durante il concerto a Lugagnano FOTO BRENZONI
Beppe Montresor15.11.2010

È tutto esaurito Il Giardino di Lugagnano, e a malincuore Giamprimo Zorzan e gli amici del Club hanno dovuto dire di no a parecchie persone per evitare l'overbooking. Dispiace da una parte, dall'altra è un buon segno il fatto che due "vecchi leoni" come Rudy Rotta e Brian Auger, due musicisti veri, abbiano ancora un buon pubblico che li segue. Una prima considerazione riguardo al duo: l'incontro con lo specialista dell'hammond carico di gloria passata (i Trinity con Jule Driscoll, e poi gli Oblivion Express…) non è solo la classica concessione del grande nome un po' in disarmo che, per una sera, si accosta al volonteroso bluesman nostrano in cerca di pubblicità.
Dal palco traspare chiaramente la lunga frequentazione dei due, che ormai da anni, periodicamente, si danno appuntamento sui vari scenari europei per rinnovare un connubio - già testimoniato su due uscite discogafiche - che è sostanzialmente alla pari, e che costituisce per entrambi un fecondo stimolo reciproco. Senza troppi fronzoli, al Giardino Rudy e Brian (che indossa la stessa camiciola hawaiana immortalata sulla copertina dell'album Captured live, è lo stesso Auger a scherzarci sopra) dimostrano di conoscersi a memoria vicendevolmente, e una sintonia caratteriale che li porta spesso, quasi, ad una giocosa competizione tecnica.
Da una parte, il virtuosismo dell'inglese attratto dalla fusion, da fermenti jazzisti a tratti classico-moderni (certo pianismo alla Bud Powell), altrove vicini al progressive. Dall'altra, la splendida chitarra di Rotta che tende a riportare il viaggio dal cielo alla terra, sui binari più terreni, carnali e viscerali del blues e del rock. Ma nel duetto con Auger si evidenzia ancor più chiaramente - ed è questa la seconda considerazione che ci veniva a mente nel corso del concerto, molto applaudito da una platea emotivamente partecipe - come Rudy, a 60 anni, si metta ancora in gioco, avventurandosi ai "Crossroads" (non poteva mancare l'omaggio a "Mr. Robert Johnson", in verità 'spostato', stilisticamente, dal Mississippi Delta e da Clarksdale ai vicini bollori texani) tra la strada maestra del blues più canonico e, invece, le possibili deviazioni su una musica più aperta e flessuosa, che può sfociare nell'hard rock, nel funky, nello shuffle.
Con i pro e i contro del caso, ma, comunque, sempre "muovendosi lungo la strada".