Le visioni di Noseda e la neve di Dalla Fini

Un’opera pittorica di Mario Dalla Fini
Un’opera pittorica di Mario Dalla Fini
Vera Meneguzzo 09.08.2018

Un mondo fantastico fatto di ricordi, immaginazione e sogno per la pittura particolarmente colorata di Simone Noseda che espone fino a sabato 11 agosto alla galleria La Meridiana di via Oberdan 3. L’artista veronese, dopo un decennio dedicato agli studi di psicologia, al teatro, alla danza e alla pittura, intraprende un cammino di ricerca interiore che lo porta al Nord Europa, agli Stati Uniti sino all’India. Dal 2013 ha scelto la pittura come luogo privilegiato dove sviluppare, in un dialogo quotidiano, la sua narrazione immaginifica. Acrilici e pastelli ad olio per i quadri grandi su cotone pesante, mentre i piccoli sono su tela. E’ un gioco di oggetti che provengono dalle visioni dell’infanzia, di costruzioni architettoniche un po’ vere, un po’ irreali con muri, archi, ponti, di paesaggi di montagna, di corsi d’acqua, di animali bizzarri. Importante, la prospettiva evidenziata anche da pavimentazioni a quadrati e a rombi. Ne Il castello della diga del Vajont, edifici svettanti, l’acqua minacciosa e un turbinio di forme. Spettacolare The rain is coming mister Magoo con fiori ed erbe, una cattedrale, un fiume che si perde lontano. In Terra dei Forti dighe e montagne. Il cammino di Santiago ha un doppio valore. I passi della salvazione e il sentimento di gelosia dello Jago scespiriano. LA PASSIONE di Mario Dalla Fini per la neve. Potrebbe essere il filo conduttore delle fiabe che si sfogliano sulla tela esposte di recente nella Mostra Culturale di Pittura «Viaggiare con la mente», all’auditorium San Giovanni di via Per Albisano a Torri del Benaco. Spesso appare la figura di una contadina seduta con alle spalle un paesaggio dove possono apparire case, la basilica di San Zeno, abitazioni fatte di legno, un villaggio con campanile, una montagna aguzza, un albero spoglio, uno straccetto che pende da un ramo, delle galline. In Composizione, un quadro su una sedia e dentro ad un altro di piazza Erbe, poi neve, melanzane, pomodori, una valigia e un uomo con cappotto visto di spalle. Sembra che l’estate abbia cambiato direzione e si sia trovata improvvisamente nei vicoli dell’inverno. Domina l’azzurro ne Il barcone attraccato alla riva di un lago, in distanza si profila un piccolo paese con i tetti aguzzi. Spiritoso Il maialino che volge la spalle alla Basilica mentre zampetta fra il candido manto. Ridondanti di colori i quadri dedicati ai fiori e ai frutti. Come per Papaveri, cardi e ciliegie. MARE. Sembrava di entrare nel mare. Azzurro, azzurro, azzurro ovunque, poi la sabbia, le conchiglie sotto i piedi e il cielo infinito nella esposizione «Scritture marine» della pittrice e ceramista Rita Toffali, a cura di Mariafulvia Matteazzzi Alberti, che è di recente conclusa nella Sala Mostre del Polo Chirurgico Piero Confortini dell’ospedale di Borgo Trento. Nella pittura prevale l’uso della tecnica mista su legno o su tela con acrilici, terre, vernici e materiali di varia natura come ceramica, spago, legno, metallo, sabbia. Il colore va dall’azzurro paradisiaco al blu cobalto dando un senso di pacatezza e di equilibrio. Si penetra nelle profondità marine e si raggiungono le vette del cielo. Quadri e ceramiche, mentre le pittosculture congiungono la delicatezza del dipingere alla solidità della creta cotta in forno ad elevate temperature. Nella serie Linfa vitale, su scorza d’albero, strutture allungate in ceramica azzurra. In Onda, forme arrotondate sia sulla superficie pittorica che sulla ceramica posta in alto che ne riprende le sinuosità. Petali sulla tela per In-fiore e al centro una ceramica dorata che si apre a corolla. Tecnica mista su legno per alcuni lavori. In Squame rettangoli azzurri e gialli con un lato tondeggiante. Ascolta piove è ispirato a La pioggia nel pineto con due grandi gocce sempre con il filo conduttore dell’azzurro. Per Madre terra colori di fuoco, azzurri, gialli, e terrosi disposti a semicerchio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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