Un mondo al tramonto raccontato con ironia

La copertina del libro
La copertina del libro
Mauretta Capuano 20.08.2018

Il più divertente dei romanzi di Thomas Hardy, «Sotto gli alberi», proposto da Fazi nella traduzione di Marco Pettenello (pp. 236, 17 euro), è un invito a riscoprire o ad avvicinarsi a uno dei massimi poeti e scrittori inglesi di fine ’800. Un classico dell’autore di capolavori come «Nel bosco» e «Via dalla pazza folla», del quale Ezra Pound disse: «Nessuno mi ha più insegnato niente da quando è morto Thomas Hardy». La vita rurale, a cui Hardy, originario del Dorset, ha dedicato molte poesie, fa da sfondo a «Sotto gli alberi» che vede la battaglia per salvare il vecchio coro della parrocchia di Mellstock, un paesino della campagna inglese, intrecciarsi con la storia d’amore fra un suonatore di violino, Dick Dewy, figlio di un carrettiere, e la direttrice della scuola, Fancy Day. Storia dai toni idilliaci, lungo il sentiero di Mellstock al passare del vento «gli abeti singhiozzano e gemono non quanto ondeggino, l’agrifoglio fischia e lotta contro se stesso, il frassino sibila e freme, il faggio fruscia mentre i suoi rami piatti si alzano e si abbassano». In questa realtà si muove l’intraprendente giovane dagli occhi coraggiosi, Mr Maybold, nuovo vicario della scuola, innamorato anche lui di Fancy, che vuole portare una ventata di modernizzazione e sostituire il vecchio coro con uno meccanico. Gli anziani cantori compiranno mille peripezie, raccontate con umorismo, per fermare l’impresa e salvare le antiche tradizioni e se stessi. Hardy, in questo romanzo - che segue il ritmo delle stagioni: si apre con l’inverno e passa attraverso la primavera, poi estate e autunno - scritto nel 1872, revisionato fino al 1912, è come se volesse raccontarci anche il rimpianto per un mondo che sta scomparendo. «È innegabile l’abilità di Hardy - l’abilità del vero romanziere - di farci credere che i suoi personaggi siano persone come noi, guidate dalle proprie passioni e idiosincrasie; al contempo - e questo è il dono del poeta - in loro vi è un qualcosa di simbolico che ci accomuna tutti», come scrive Virginia Woolf. Anche «Sotto gli alberi», che non è forse il miglior romanzo di Hardy, ma rappresenta uno snodo importante all’interno della sua opera, risponde a queste caratteristiche, all’anima del romanziere e del poeta, quest’ultima predominante nella sensibilità dell’autore che ha dedicato buona parte della sua vita alle composizioni poetiche. •

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