«Amo Aida ma sogno altri ruoli»

Amarilli Nizza, applauditissima interprete di Aida in Arena FOTO BRENZONI
Amarilli Nizza, applauditissima interprete di Aida in Arena FOTO BRENZONI (Fab)
Gianni Villani21.08.2009

Amarilli Nizza è interprete che si attaglia perfettamente alla figura di Aida, l'eroina etiope (che torna stasera alle 21 in Arena) di Verdi. Fisico sinuoso, sorriso smagliante, ancora una stagione importante a Verona per questa erede di Claudia Biadi, famosa bambina prodigio, pianista, cantante e compositrice. E di Medea Figner, nonna molto vitale e grande soprano «falcon» di fine Ottocento.
Non è stanca di portare Aida in Arena?
Stanca, no. Forse sarebbe però il momento di prendere un «periodo sabbatico» dal personaggio. per riprenderlo nel centenario del 2013.
Cosa vorrebbe fare di diverso?
Per esempio vorrei portare Puccini e in particolare «Madama Butterfly». Arrivo in Arena dopo i buoni esiti di «Tosca» a Torre del Lago e di «Madama Butterfly» a Napoli. Ecco, mi piacerebbe proprio fare «Butterfly» anche in Arena.
Quali aspetti dell'Arena le piacciono di più: l'emozione di sentire l'applauso di un grandioso pubblico o l'adrenalina che precede l'ingresso in scena?
Entrambe, anche se la cosa che mi ha dato la sensazione più forte è stato quando al termine di «Aida» sono uscita per il mio applauso con tutta la platea che batteva le mani e i piedi sul pavimento. Imitata anche dai professori d'orchestra.
Che cosa canterà al Filarmonico nella prossima stagione?
Stiamo preparando un gala per il 26 e 28 febbraio il cui programma è ancora in via di assestamento, ma posso anticipare che sarà un gala pucciniano e "dintorni" di grande impatto. E poi al Filarmonico vorrei fare «Manon Lescaut». Magari ci fosse un progetto...
Sta preparando nuovi titoli da inserire nel suo repertorio?
Troppi, in verità. Debutto «Nabucco» a Palermo a gennaio e «Mefistofele» a Roma a marzo. «Falstaff» a Bilbao a maggio, «Fanciulla del West» per il centenario pucciniano e «Macbeth» in autunno. Ce n'è di carne al fuoco.
Come passa il suo tempo quando non canta?
Se decido di staccare la spina, allora mi tuffo in un mare caldo, lasciandomi cullare sotto una palma, accompagnata da mio marito, da mio figlio e guai a chi sibila una nota. Poi quando torno a casa allora lo studio diventa la quotidianità. Se non si studia tutti i giorni non si va avanti. Il problema è mantenere le posizioni negli anni ed essere sempre pronti a dare buone prove di se.
Un augurio per il teatro italiano?
Checché se ne dica, la vera carriera si fa nei teatri italiani e di fronte al pubblico italiano, fatto di intenditori e di persone che l'opera l'hanno nel sangue. Per questo, vorrei che una fata con la bacchetta magica permettesse alle nostre prestigiose istituzioni musicali di tornare a programmare a medio termine. Non possiamo rimanere dietro a Barcellona, Londra, New York, Berlino, Parigi, a teatri che riescono a offrirci inviti a medio-lungo termine facendoci allontanare dal nostro paese.

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