IL TRIONFO DI CANALETTO

Canaletto, Il ritorno del Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione a Venezia, Museo Pushkin
Canaletto, Il ritorno del Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione a Venezia, Museo Pushkin
Francesco Butturini 13.06.2018

“Canaletto 1697 – 1768” è il titolo della mostra a Roma in Palazzo Braschi, curata da Božena Anna Kowalczyk (cui si deve anche la cura del catalogo per Silvana editoriale), per celebrare e ricordare il vedutista veneziano, a 250 anni dalla sua morte; 42 dipinti, 9 disegni e 16 libri e documenti d’archivio, con un allestimento composto da nove sezioni: Canaletto scenografo teatrale, Roma e il capriccio archeologico, Venezia le prime vedute, Lo splendore e la fama, Canaletto e il Grand Tour, Canaletto e Bellotto, Roma antica e moderna, Bellotto a Torino, Canaletto a Padova, Londra e i castelli della nobiltà inglese, Venezia: gli ultimi anni. Dalle sezioni si deducono anche i soggiorni di Canaletto, a Londra (dal 1746 al 1756-7 con alcuni rientri) e a Roma, con il padre, pittore di fondali, dal 1718 al 1720 per realizzare le scene di drammi teatrali di Alessandro Scarlatti e Antonio Vivaldi. Per i l resto la sua vita e la sua attività si svolsero in Venezia. Di fronte alle sue tele, il sottoscritto non può non commuoversi, per la luminosità, la lucentezza e la varietà coloristica dei suoi palazzi, dei cieli tutti veneziani, anche dei personaggi che popolano le piazze, i campielli, le corti (qualche mala lingua scriveva che glieli dipingeva Tiepolo). Eppure Canaletto non fu sempre amato dalla critica e dalla storia artistica. Basti citare il giudizio su di lui scritto da John Ruskin – grande amante e conoscitore di Venezia - in Modern Painters (1843-1860): «Il manierismo di Canaletto è il più degradato che io conosca in tutto il mondo dell’arte. Esercitando la più servile e sciocca imitazione, esso non imita nulla se non la vacuità delle ombre, ne offre singoli ornamenti architettonici, per quanto esatti e prossimi (…) Né io né chiunque altro avrebbe osato dire una parola contro di lui: ma non si tratta d’un piccolo, cattivo pittore, e così continua dovunque a moltiplicare e aumentare gli errori». Che dite? E bisognerà spiegare anche perché Canaletto morisse poverissimo. A fianco del successo internazionale, soprattutto in Inghilterra, del suo vedutismo per una Venezia mondiale, l’artista morì povero e nemmeno riconosciuto in patria, tanto che fu rifiutato per l’ammissione all’Accademia di Belle Arti del 1763 e vi entrò male nel 1765. Povero, perché il console britannico Joseph Smith lo aveva letteralmente dissanguato con mediazioni da taglieggiatore, per le quali, mentre alzava i prezzi dei quadri che vendeva ai collezionisti inglesi, all’artista passava percentuali da fame. Sull’argomento riprendo queste riflessioni e notizie da un’importante pubblicazione del nostro sovrintendente Fabrizio Magani: «Unosetteseidue» (Verona, Scripta edizioni 2017), al capitolo VI Comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino Per questo credo si debba, prima di scrivere della mostra, ricordare la difficile vicenda storica e critica di questo grande del Settecento europeo, messo presto a confronto in vita con gli altri vedutisti; per questo, allora, anche noi, visitatori appassionati o amanti dell’arte, dobbiamo scoprire e riscoprire l’arte difficile, dall’apparenza facile, di questo pittore che, sfruttando la camera ottica di Van Wittel (1653 – 1736) nelle varie dimensioni, da molto piccola a grande come una cabina, interpretò Venezia, come aveva interpretato Roma, le piazze padovane e i castelli londinesi: una interpretazione poetica che superava la realtà, non solo per le varianti che l’artista operava sui palazzi, sulle stesse vedute, perché della realtà sapeva esprime l’oltre del sentimento, la sorpresa della natura, la dolcezza della luce che nasce dal di dentro delle vedute. E ora godetevi queste 42 tele a partire dalla prima sezione, arricchita dai libretti delle opere illustrate da Canaletto di musicisti come Vivaldi e Scarlatti. Quindi i capricci – forme su cui sarà Francesco Guardi il maestro – del periodo romano: Veduta ideata con rovine (tema che era molto piaciuto a Sebastiano e Marco Ricci: pittori europei) e uno romantico Notturno con ponte: opere del 1722. Canaletto venticinquenne torna a Venezia ed ecco le prime vedute dedicate soprattutto agli scorci sul e dal Canal Grande, come Canal Grande visto da Palazzo Balbi fino al ponte di Rialto del 1729. Sono questi gli anni delle grandi vedute popolatissime, dedicate agli eventi storici come Ingresso dell’ambasciatore di Francia a Venezia 5 novembre 1726; Ritorno del Bucintoro al Molo il giorno dell’Ascensione o la luminosissima veduta di San Giorgio Maggiore del 1730/32. I prossimi sono gli anni della fama e della gloria (non della ricchezza): ecco le vedute più famose su Piazza san Marco, Il Molo dal bacino di san Marco e uno splendido vibrante delle luci dei mosaici, Interno della basilica di san Marco del 1744. Nelle seguenti sezioni le vedute panoramiche soffuse di dolcissima luce su Prato della Valle a Padova del 1756, su Windsor Castle del 1747 e sui più famosi castelli londinesi. L’ultima veduta nella sezione nona è una difficile Prospettiva con portico, che sfida vincendo tutte le altre vedute prospettiche dei rivali veneziani e non veneziani. Come sempre suggerisco, ritornate al principio della mostra e fermatevi su ogni veduta, perché non sarà facile rivedere ancora 42 Canaletto! E avete tempo fino a domenica 19 agosto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA