Il dramma armeno
rivive in musica
al Fracastoro

Bimbi armeni durante la Prima Guerra Mondiale
Bimbi armeni durante la Prima Guerra Mondiale
Michela Pezzani19.01.2018

«I giusti non cambiano il mondo, ma salvano la speranza dell'umanità».

Questa frase del giornalista, saggista e storico Gabriele Nissim è il filo conduttore dell'incontro culturale con concerto dedicato al popolo armeno a cura della prof.ssa Anna Maria Samuelli con l'intervento dell'Orchestra giovanile Fracastoro Maffei che si è tenuto nell'aula magna succursali del liceo Fracastoro in via Ca' di Cozzi.

Evento organizzato nell'ambito dello scambio culturale tra Verona con Yerevan, capitale dell'Armenia, che ha accolto per la prima volta nella nostra città il console onorario armeno Pietro Kuciukian ospite della riflessione dal titolo "Armenia: dai Giusti una speranza per le sfide del presente".

 

Il musicista armeno Aram Ipekdjian che già ha suonato di recente alla società letteraria il duduk, strumento tradizionale armeno, ripropone brani suggestivi con questa specie di piccolo flauto ad ancia doppia appartenente alla famiglia dei legni, detto anche tsiranapogh ovvero "flauto albicocca", capace di tradurre la poesia della gente dell'antica Anatolia in voce umana.

Ex repubblica sovietica situata nella regione montuosa del Caucaso, l'Armenia è stata vittima di un genocidio perpetrato dall'impero ottomano tra 1915 e il 1916 con massacri e deportazioni che causarono la morte di 1,5 milioni di persone tra cui giornalisti, scrittori, poeti, parlamentari, gente comune immolata in quello che gli armeni chiamano "il grande crimine": lo storico polacco Raphael Lemkin, è stato il primo a coniare per il drammatico fatto storico il termine di genocidio nonché "primo episodio In cui uno stato ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo".