Fotografia Volti, città, natura ecco le «fotofanie» di Italo ZannierFotografia | Fotografia

Volti, città, natura ecco le «fotofanie» di Italo Zannier

Enrico Gusella 19.06.2018

Icona della fotografia italiana e internazionale, fotografo «neorealista», attivo già dal 1952 con indagini sul paesaggio e la realtà sociale del suo territorio; docente universitario - il primo in Italia ad ottenere una cattedra di fotografia -, ideatore e curatore di mostre ma, anche, un importante collezionista, come testimonia la sua biblioteca, ora pubblica, di oltre 12mila volumi e riviste, importante punto di riferimento nel panorama nazionale. È Italo Zannier (Spilimbergo, 1932), a cui la Casa Museo Boschi Di Stefano, a Milano, dedica la mostra «Fotofanie. 109 Fotografie di Italo Zannier» (fino al 30 giugno). Curata da Andrea Tomasetig la rassegna è frutto di migliaia di scatti realizzati nel triennio 2014-2017 conservati nella memoria della Sony tascabile di Zannier - chiamati dallo stesso Zannier «fotofanie», apparizioni – di cui 400 sono diventate fotografie stampate e firmate in copia unica in grande formato. «Vivere di poesia, fotografia, illusioni...». Si racconta così Italo Zannier, fotografo, teorico e storico della fotografia, autore di libri - memorabile, tra gli altri, «Storia e tecnica della fotografia» edito da Laterza - su cui si sono formate intere generazioni di studenti. Egli stesso ricorda che lo «può sorprendere un guizzo di luce, un arcobaleno di segni, un gesto... Mi può stupire un’ombra fuggevole sul marciapiede, la solitudine di una foglia abbandonata dal vento…Insomma, situazioni spesso anomale, casuali, che sembrano attendere una immagine. Una Fanìa per il momento, che (...) potrà diventare una Fotografia». E di queste «Fotofanie», per la prima volta in mostra ce ne sono ora 109 inedite realizzate da Zannier - provenienti dalla collezione Pietro Valsecchi - lungo un percorso che si snoda da Autoritratti a Oggetti, Dal treno a Natura, Luoghi dell’anima, Vetrine, Europa, Ritratti fino a Frammenti. «Fotofanie» come appunti visivi e frammenti poetici. Così Zannier, con una comune macchina digitale, cattura le luci del giorno e della notte, ombre e riflessi di autoritratti in cui compare e appare; momenti intensi sulla natura e sulle piante ritratte nel corso delle stagioni, oggetti curiosi e particolari di capitali europee come Parigi e Barcellona. Ma vi è anche un mondo intimo e familiare – come la casa veneziana alla Giudecca o il tragitto in treno da Venezia a Latisana, meta dei soggiorni a Lignano Pineta -, indagato dentro un approccio minimalista, interno ad un percorso sperimentale e d’avanguardia. Ed è nel suo stile attento e persuasivo che vive la Giudecca, un’isola nell’isola immortalata in una quotidianità che, con la casa di Lignano Pineta, è il luogo dell’anima e della riflessione. Occhio, cuore e cervello. Forse sta tutto qui il segreto dell’arte di Zannier e delle sue indagini. E lo testimoniano i più diversi momenti, le geometrie e i suoi soggetti: dagli alberi alle navi che solcano le acque della Giudecca, una panchina vuota per un’estetica del silenzio, Venezia con i suoi ponti e campielli tra il vento e la nebbia, o lo sguardo dal treno verso le fabbriche di Porto Marghera, quali segni che diventano la metafora di un guardare e un saper vedere. Zannier non a caso si focalizza su quanto lo attira al momento, esemplificazioni e motivi di una percezione visiva che mira dentro e oltre. •