NEOREALISMO A NEW YORK

Sante Vittorio Malli, «Quanto scendeva la neve» Enrico Pasquale, «Bambini»
Sante Vittorio Malli, «Quanto scendeva la neve» Enrico Pasquale, «Bambini»
Marzia Apice 13.08.2018

Marzia Apice NEW YORK Gli anni bui del fascismo, la povertà del dopoguerra, la speranza di una nazione distrutta ma desiderosa di rinascere a nuova vita, la dignità di un popolo che non vuole arrendersi alla miseria: è la grande mostra «NeoRealismo: The New Image in Italy, 1932-1960» che dal 6 settembre all’8 dicembre occuperà i grandi spazi espositivi della Grey Art Gallery, il museo delle belle arti della New York University nel cuore di Manhattan, per raccontare con la fotografia il coraggio e la bellezza dell’Italia di metà ’900. Al centro del percorso c’è la realtà di un Paese intero, catturata e interpretata attraverso il linguaggio dell’immagine e filtrata dallo sguardo di grandi autori: un Neorealismo non letterario nè cinematografico, ma fotografico, per delineare i mutamenti dell’Italia nel periodo che va dal fascismo al boom economico. Sono 180 gli scatti presentati al pubblico newyorchese, opere suggestive e intense nel loro linguaggio scarno ed essenziale, firmate da 60 artisti italiani, tra cui Mario De Biasi, Franco Pinna, Arturo Zavattini, Tullio Farabola, Enrico Pasquali, Chiara Samugheo, Ando Gilardi, Enzo Sellerio, Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Cecilia Mangini. A cura di Enrica Viganò e organizzata da Admira di Milano, la mostra offre anche l’occasione per riflettere sul ruolo che nel movimento neorealista ebbe il medium fotografico, documentandone l’evoluzione. Il Neorealismo viene raccontato attraverso 5 sezioni: «Realismo in epoca fascista», in cui la fotografia viene usata per la propaganda del regime ma anche da alcuni autori impegnati che di nascosto documentavano l’arretratezza del Paese, «Miseria e ricostruzione», che racconta il periodo successivo la fine della seconda guerra mondiale con l’Italia devastata ma percorsa da un fremito di rinascita, «Indagine etnografica», in cui si rivela quanto la fotografia sia stata essenziale per ricreare un’identità collettiva del dopoguerra, «Fotogiornalismo e rotocalchi», con i lunghi reportage pubblicati su numerose testate a testimonianza dell’uso sempre più frequente delle immagini sulla carta stampata, e infine «Tra arte e documento», dedicata ai dibattiti sul valore creativo della fotografia. A corredo della mostra pubblicazioni originali di rotocalchi, libri fotografici, poster, accanto a spezzoni tratti da film diretti da registi del Neorealismo, tra cui Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e Luchino Visconti. Oltre alla Grey Art Gallery, anche il Metropolitan Museum e la Galleria Howard Greenberg partecipano a questo omaggio americano all’Italia neorealista: il primo proporrà dal 18 settembre a 15 gennaio una selezione delle opere dei fotografi del dopoguerra italiano, la seconda una collettiva intitolata «The New Beginning for Italian Photography, 1945-1965», dal 13 settembre al 10 novembre. •