Arte Cimeli e volumi raccontano l’Orlando FuriosoArte | Arte

Cimeli e volumi raccontano l’Orlando Furioso

La battaglia di Roncisvalle, cuore del poema di Ludovico Ariosto
La battaglia di Roncisvalle, cuore del poema di Ludovico Ariosto
Mauretta Capuano 18.08.2018

Mauretta Capuano TEGLIO (Sondrio) Con la mostra «Pio Rajna e Le fonti dell’Orlando Furioso» si concludono, a Palazzo Besta di Teglio, in provincia di Sondrio, le manifestazioni legate al quinto centenario della prima edizione del poema di Ludovico Ariosto. L’esposizione, a cura dell’Associazione Bradamante in collaborazione con il Mibac, è stata aperta l’11 agosto dagli interventi di Ernesto Ferrero, membro del Comitato Nazionale per i festeggiamenti del V centenario, e Adele Dei, docente di Letteratura italiana all’Università di Firenze. In mostra i libri su cui Rajna - tra i padri fondatori della filologia italiana, glottologo e dialettologo - ha lavorato con le sue annotazioni autografe, documenti, lettere, fotografie, articoli, ritratti, cimeli, abiti e oggetti d’uso quotidiano. Il percorso espositivo si sviluppa in quattro sezioni su cinque sale del piano nobile di Palazzo Besta, partendo dall’Orlando furioso nel Salone d’Onore (che custodisce il ciclo di affreschi cinquecenteschi con 21 episodi del Furioso), per proseguire nelle tre stanze d’inverno con i dipinti, gli studi di filologia romanza, un focus su viaggi, leggende, montagne e dialetti, e infine nella Sala Torre con i ricordi di famiglia. Tra il materiale, le edizioni delle Fonti dell’Orlando Furioso, l’originale di una lettera carducciana, il Girone Cortese, La Tavola Ritonda di Lancillotto del Lago, Le Terze rime di Dante, Le Rime del Petrarca. Docente per quarant’anni all’Università di Firenze, senatore del Regno dal 1923 per meriti scientifici, Rajna si definiva modestamente «ricercatore di origini», ma godeva di fama europea ed era al centro di una rete di amicizie professionali e personali che comprendeva, Giosuè Carducci, il cardinale Achille Ratti, poi Papa Pio XI (cui lo accomunava la passione per l’alpinismo), D’Annunzio e il filologo francese Gaston Paris. Eugenio Montale, che lo conobbe al Gabinetto Vieusseux («fui preso da un fulmine»), lo ricorda in una sua poesia del 1974 come «un esemplare di ciò che fu l’homo sapiens/ prima che la sapienza fosse un peccato». Il Comitato nazionale istituito dal Mibac e presieduto da Lina Bolzoni ha voluto così onorare lo studioso valtellinese (Sondrio 1847-Firenze 1930), autore di un’opera innovativa che rimane un punto di riferimento essenziale negli studi ariosteschi. Apparsa nel 1876, gli era stata commissionata espressamente da Carducci in occasione del quarto centenario della nascita del poeta. All’epoca il trentenne Rajna, come ricorda Ferrero, «era già un affermato studioso dei cicli cavallereschi europei, e nessuno meglio di lui, a giudizio del Carducci, avrebbe potuto ricostruire il ricco tessuto culturale da cui nasceva un capolavoro che appariva come l’ultimo, splendido anello di una lunga catena, ricco di riferimenti alla cultura classica, e in primo luogo a Ovidio e Virgilio». In mostra anche tre rari volumi della Grammatik der romanischen Sprachen di Friedrich Christian Diez, basilare opera di grammatica comparata e storica delle lingue neolatine, vari articoli estratti da «Il Marzocco» e «La Nuova Antologia», testi sul dialetto milanese, la curiosa versione di una novella del Boccaccio in dialetto di Sondrio, e una pregiata edizione del trattato dantesco De Vulgari Eloquentia. C’è anche un ritratto di Pio Rajna dipinto da Romilda Arrighi, che viene dall’Accademia della Crusca di Firenze di cui era presidente. Alla Biblioteca civica di Sondrio, che contribuì a fondare e porta il suo nome, Rajna ha lasciato un prezioso fondo librario di 6.200 testi e quasi 20.000 opuscoli, tra cui compaiono esemplari pregiati e rare collane di pubblicazioni specialistiche. Fondamentale la collaborazione della famiglia Mazzoni Rajna, erede dello studioso, che ha contribuito alla mostra, visitabile fino al 16 settembre, col prestito di opere del pittore Giovanni Gavazzeni. •