«Uno spazio di
relazioni dove
riannodare legami»

G.B.M. 25.06.2018

Don Benedetto Mareghello è originario di Villa Bartolomea, dov’è nato nel 1943. Ordinato sacerdote nel 1969 è stato inviato per la sua prima esperienza pastorale come curato a San Pietro di Legnago, dove si è fermato quattro anni; altri quattro anni li ha trascorsi a San Michele Extra e cinque a Porto Legnago. Successivamente gli è stata affidata la parrocchia di Bevilacqua; ma la vocazione missionaria l’ha portato per nove anni in Brasile. Al suo rientro diventò parroco di Villa Bartolomea per otto anni, prima di trasferirsi a Cerea per altri cinque. Dal 2008 è tornato a Villa Bartolomea, della quale traccia un quadro economico e pastorale. Agricoltura e industria sono i settori prevalenti, con il secondo che ha pagato il costo della crisi in maniera più evidente. Gli immigrati sono 500-600: sono integrati, lavorano e non creano difficoltà. «Anzi per noi sono una ricchezza. Per loro la nostra parrocchia e il Comune hanno offerto un doposcuola molto frequentato; lo facevamo parte nel Circolo Noi e parte nella scuola. C’è sempre stata una bella armonia». Come giudica la parrocchia dal punto di vista pastorale? «Gli abitanti sono circa 3.500; ma se guardo le presenze alla messa domenicale, e devo essere sincero, i partecipanti non vanno oltre il 15%. Questa, purtroppo, è una situazione che ci avvicina a molte altre comunità. La nostra missione dell’annuncio del Vangelo si manifesta principalmente con la catechesi che coinvolge ragazzi, adolescenti e famiglie attraverso una serie di incontri. Proponiamo anche una catechesi esperienziale partecipando alle proposte a livello diocesano, visitando le famiglie in parrocchia e coinvolgendo nelle attività di carità. Insomma, ai ragazzi facciamo conoscere la realtà del paese e i suoi bisogni». Per i cosiddetti «lontani», coloro che non frequentano la chiesa, avete pensato a qualche strategia pastorale? «Con le famiglie dei ragazzi teniamo degli incontri: così una larga parte le avviciniamo durante l’anno. Abbiamo promosso iniziative aperte a tutti: per esempio, con il Circolo Noi abbiamo promosso proposte interreligiose, con la presenza di rappresentanti delle varie confessioni; di educazione stradale, di prevenzione della droga, di impegno educativo». Continua don Benedetto: «In tempo di Avvento e Quaresima ci organizziamo con gli “Incontri dei rioni” durante i quali una dozzina di famiglie accoglie i vicini, prega insieme e affronta temi di rilevanza religiosa e sociale». Com’è organizzata la catechesi? «Quella per i bambini dai 6 agli 11 anni, una ventina per ogni annata, la sviluppiamo durante la settimana, il pomeriggio, compatibilmente con la disponibilità delle catechiste e dei ragazzi, quando non hanno lezione o non sono occupati in attività sportive. Durante l’Avvento e in Quaresima, poi, la facciamo la domenica mattina: un primo momento lo trascorrono con le catechiste; in un secondo momento partecipano all’Eucarestia insieme con la comunità. Le medie hanno un orario più flessibile: loro si trovano il sabato sera. Le catechiste frequentano eventuali corsi preparatori organizzati dalla Diocesi oppure li facciamo qui in parrocchia. Le famiglie vengono costantemente coinvolte con un percorso adatto a loro». Agli adolescenti, invece, cosa proponete? «Con loro bisogna avere fantasia; i loro incontri sono organizzati attenendosi ai loro tempi; orientativamente sono incontri quindicinali e anche per loro ci sono momenti di conversazione seguiti da esperienze come quella di raccogliere alimenti in paese, organizzare qualche celebrazione come il Venerdì santo, partecipare ai campi estivi, al canto della Stella, assistere a qualche film. Il pezzo forte, però, è il Grest, dove non manca quasi nessuno e credo sia una bellissima esperienza di condivisione verso i più piccoli». Quando si svolge? «Il Grest si svolge per tutto il mese di luglio. Di pomeriggio. Abbiamo circa centoventi adesioni, con una sessantina di animatori. C’è anche un bel gruppo di mamme che collabora... Fondamentale è anche l’appoggio del Circolo Noi. Da notare, però, che durante lo svolgimento del Grest molti animatori sono coinvolti anche nei loro campi scuola organizzati dalla diocesi. Anche per i campi estivi, che si svolgono in giugno, luglio e agosto seguiamo il calendario della diocesi». La sua esperienza di sacerdote come la definirebbe? «Straordinaria, molto bella. Perché io sono di Villa Bartolomea e mi muovo in casa; mi agevola la conoscenza delle persone e poi perché mi alimento con un’esperienza missionaria in Brasile di nove di anni e del vissuto pastorale in altre parrocchie. In primo luogo, però, perché godo di essere sacerdote incaricato di annunciare la parola di Dio, celebrare con i fedeli i misteri della vita di Gesù, in stretta collaborazione con tutto il presbiterio veronese e il vescovo Giuseppe Zenti». Come giudica la presenza del Circolo Noi in parrocchia? «Il Circolo è uno spazio di relazioni; pensi che in estate offre la possibilità di riunire più di un centinaio di persone per sera senza parlare del Grest. È una presenza che permette di riannodare legami troppo spesso sfilacciati. E, in paese, il Circolo e la parrocchia hanno instaurato relazioni fruttuose con le altre associazioni». • G.B.M.