«Coinvolgere
i genitori così il
Circolo è di tutti»

G.B.M. 04.09.2018

Don Lanfranco Magrinelli guida la parrocchia dei Ss Zenone e Martino di Lazise dal settembre dell’anno scorso; viene dalla parrocchia della Croce Bianca, dove era stato dal 2014 al 2017. Don Lanfranco è soavese d’origine ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. Dopo aver prestato la sua opera pastorale a Monteforte per sei anni, nel 1987 è andato in missione a Mavoloni, in Kenia. Dieci anni di fruttuosa esperienza prima di tornare in diocesi; inviato come parroco a Vangadizza vi rimase otto anni e, nel 2000, inaugurò la nuova sede del Circolo Noi «il Ritrovo» che ha fortemente voluto. La sua esperienza pastorale è continuata per altri nove anni a San Giovanni Lupatoto, fino al 2014. Don Lanfranco parla del paese come di una realtà dall’economia essenzialmente turistica, che è la fonte della ricchezza delle famiglie. I genitori, impegnati durante l’estate nell’accoglienza degli ospiti, chiedono alla parrocchia se è possibile, il più possibile, di curare i loro figli. «Non si tratta di parcheggiare i ragazzi. La nostra azione consiste nell’accoglierli e, con l’aiuto degli animatori e aiuto-animatori, offrire un prodotto educativo che consiste nei campi scuola e nel Grest. Anche l’amministrazione comunale va incontro a questa esigenza delle famiglie e organizza, con noi, un suo Grest utilizzando il Centro giovanile parrocchiale in luglio. Da alcuni anni a questa parte, però, si è aggiunto anche un Grest parrocchiale. Perciò alle settimane di luglio se ne sono aggiunte altre, e i nostri campi scuola. In pratica sono due mesi di lavoro a tempo pieno al Noi». Quanti sono i ragazzi che partecipano alle attività estive? «Qui a Lazise, tenendo conto anche delle due realtà di Pacengo e Colà, in luglio arriviamo a superare quota 300 tra animatori e ragazzi; il Grest parrocchiale di agosto, invece, raggruppa circa 150 tra ragazzi e animatori». Che tipo di religiosità ha trovato qui a Lazise? «Il paese è influenzato da questo ambiente turistico che si situa tra il lavorativo e il godereccio; quindi da un lato c’è il bisogno di lavorare e dall’altro c’è il desiderio di divertirsi. È chiaro che la chiesa è una cosa e la fede è un’altra, però sembra che oggi sia più importante la chiesa, perché offre alcuni servizi nelle occasioni importanti della vita. Per la fede sembra che non ci sia tempo di riflettere e manchi la volontà di educare i desideri più profondi che sono i soli che ci fanno intravvedere l’importanza di Dio nella vita. Per questo sto pensando ad alcune iniziative, vediamo se si riuscirà a farle partire. «Dal punto di vista della parrocchia ho visto che il mio predecessore ha lavorato moltissimo sulla sensibilità missionaria», spiega don Lanfranco, «e quindi la comunità parrocchiale è molto generosa verso i lontani e le missioni; tuttavia, a livello generale, la società manca di questa sensibilità e non mi sembra molto aperta all’accoglienza anche se è traversata da buoni gruppi di volontariato, avanti però negli anni. Da due anni la parrocchia, con la Caritas, paga l’affitto per un appartamento nel quale ci sono quattro immigrati. Devo dire, a questo proposito, che riguardo all’inserimento non possiamo dirci soddisfatti; dobbiamo migliorare e non pensare che l’integrazione sia una cosa facile». Tornando alla comunità, quanti sono i praticanti? «Dobbiamo distinguere tra i residenti e i turisti che in estate sono la gran parte. La presenza dei residenti alla messa durante l’estate cala, mentre aumenta quella dei turisti; in inverno la presenza alle funzioni si aggira sul 10-12%. C’è bisogno di lavorare sulle giovani coppie, sull’evangelizzazione, rilanciare le attività degli adolescenti e entrare a contatto con i ragazzi. Qualcosa stiamo facendo. Vedremo se ci saranno frutti». Di fronte a questa situazione lei ha pensato qualche strategia? «Sto pensando a tre direzioni: a livello di giovani con qualche proposta anche sportiva che stiamo già attuando; ma anche coinvolgendo i ragazzi delle superiori a dare una mano alle catechiste. Inoltre sto pensando ad una proposta di cammino umano, di amicizia e di fede per le famiglie. Si potrebbe vedersi una volta al mese, poi da cosa nasce cosa...». «La terza è un cammino di fede aperto a tutti gli adulti. Vorrei diminuire gli incontri dei genitori in occasione dei sacramenti, che è visto come un balzello, e fare, a tutti coloro che vogliono, la proposta di cammini di fede non in maniera catechistica, ma che sia riflessione sulla vita, illuminata dalla parola di Dio». Come avete organizzato la catechesi dei bambini? «Per dirlo in maniera sintetica: la catechesi è quindicinale, un'ora alla settimana. Ci sono le classiche catechiste; o meglio, sono più mamme che catechiste. Magari non sono ben preparate da un punto di vista didattico, ma sono più vicine alla sensibilità dei ragazzi e sanno capirli meglio. Abbiamo distribuito i ragazzi su tre fasce; seconda e terza elementare, quarta e quinta e poi le medie. Tenteremo di fare un incontro due classi alla volta, insieme all’inizio. Così anch’io li vedo insieme, posso portarli alcune volte in chiesa, si può dire una preghiera insieme, si può trasmettere maggior senso della comunità. Non è un indottrinamento, ma è un avvicinamento alla realtà fisica della chiesa e del luogo dove la gente si trova a pregare». Cosa significa la presenza del Circolo Noi nella parrocchia? «È una grande risorsa da sfruttare al meglio. Bisogna stare attenti, però, che il Circolo non diventi di un gruppo. Soprattutto quando c’è una continuità, dall’esterno si può pensare che il Noi sia solo di qualcuno. Invece bisogna trovare occasioni, come già si sta facendo attraverso incontri culturali, per cercare di coinvolgere i genitori, che non devono solo essere fruitori delle proposte del Circolo, ma devono diventare parte integrante e pensante del Noi. È un po’ difficile capire perché questo non avvenga ancora in maniera compiuta, però dobbiamo trovare dei ponti perché lo scopo del Circolo è aggregativo e formativo». • G.B.M.