Storia di Verona:
la seconda parte
mercoledì prossimo

Ponte Navi nel 1908 con l’inaugurazione del primo tram elettrico
Ponte Navi nel 1908 con l’inaugurazione del primo tram elettrico
21.09.2016

Emanuele Zanini

Per festeggiare i suoi primi 150 di vita oggi L’Arena regala ai propri lettori il primo volume della storia di Verona «raccontata e disegnata», che oltre alle principali vicende che hanno riguardato la città passa in rassegna i luoghi, i monumenti e alcuni dei principali personaggi nati lungo la riva dell’Adige. L’opera, in omaggio ai lettori grazie anche al sostegno di Cattolica Assicurazioni, è scritta da Carlo Ringler e Giuseppe Dalla Chiara e fornita da Edizioni Biblioteca dell’Immagine con il contributo iconografico anche di Cierre Edizioni e Libreria Antiquaria Perini, arricchita da numerose incisioni, litografie e illustrazioni, che tracciano anche un quadro degli usi e costumi del tempo. Il secondo volume, sempre in omaggio, sarà in abbinamento con il giornale mercoledì 28 settembre. Dopo i capitoli dedicati agli Scaligeri e alle loro tombe, alle chiese e altri monumenti tra cui l’Arena affrontati nella prima uscita, anche questa seconda parte è corredata da splendide litografie e illustrazioni nella maggior parte delle pagine. Il focus questa volta parte dai palazzi storici della città. Dai palazzi Canossa e Bevilacqua fino a palazzo Pompei che «ha una facciata elegante e armonica, mentre il primo piano è formato da otto belle colonne doriche, fra le quali si schiudono sette grandi finestre». Tutti edifici realizzati da Michele Sammicheli, nato a Verona nel 1484. Ringler e Dalla Chiara raccontano come l’architetto - il cui primo biografo fu il celebre Giorgio Vasari - che ad appena sedici anni «già stava in Roma a studiare gli antichi monumenti, e li studiò con tanta diligenza che in poco tempo ebbe gran fama, non solo in Roma, ma in tutta l’Italia». In un altro capitolo si parla invece di Verona come «fortezza», in riferimento al celebre quadrilatero formato, oltre che dalla città degli Scaligeri, da Peschiera, Mantova e Legnago, descrivendo le fortificazioni realizzate nei secoli: dalle mura di Galieno a castel San Pietro costruito dagli Austriaci a metà Ottocento, passando ovviamente per Castelvecchio. In un’altra sezione gli autori descrivono i principali ponti che univano – e uniscono tuttora – i quartieri cittadini attraverso dipinti e illustrazioni, tra cui quella suggestiva della caduta del ponte Navi, nel 1757. L’inondazione del 2 settembre di quell’anno fece crollare i due archi centrali della struttura, anche se la torre di metà ponte resistette. A questo fatto è associata una drammatica storia che rimase a lungo nella memoria dei Veronesi. Nella torre, ormai pericolante, erano rimaste due donne e due fanciulli. Tra i presenti, l’unico che ebbe il coraggio di intervenire fu un certo Bartolomeo Leone, detto Rubele, che mediante delle scale e delle corde riuscì a trarre in salvo gli occupanti. All’eroico Bartolomeo Leone fu poi intitolato il Lungadige Rubele. Questa torre, pericolante, venne demolita l’anno successivo, e nel 1761 fu finita l’opera di restauro. Il secondo volume si chiude con il capitolo dedicato all’industria e al commercio fiorente fin dai primi secoli. «Già dal decimo secolo la nostra città prosperava per il lanificio, ed i nostri panni erano degni di essere regalati ai principi», sottolineano gli autori. «Vi si impiegavano non meno di ventimila persone, e se ne ritraevano oltre due milioni di rendita annua». «Nel 1300 Verona era come un grande emporio pei Veneziani che per l’Adige provvedevano tutta la Germania. Erano qui non meno di quattro fiere all’anno con gran concorso di mercanti esteri».

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