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Romairone guarda
avanti: «È nato il
Chievo che volevo»

Il diesse del Chievo Giancarlo Romairone
Il diesse del Chievo Giancarlo Romairone (BATCH)
Alessandro De Pietro05.09.2017

 

Riunione di metà pomeriggio. Ordine del giorno? Il prossimo mercato. Alla ricerca del nuovo Inglese, ma non solo. Giancarlo Romairone non ama perdere tempo. L’estate più intensa della sua carriera li ha già messi alle spalle. Eppure ne ha da raccontare. Veronello, primo pomeriggio. Pranzo veloce coi segretari Sebastiani e Paladino, qualche telefonata giusto per non perdere l’abitudine, due chiacchiere con Maran che arriva per il caffè. Riavvolge il nastro Romairone. Rivisitando pazze idee. Come prendere Tonelli, Giaccherini e Pavoletti per Inglese. «E ce n’era anche un quarto», sorride Romairone, ipotesi cavalcata quando il mercato lo permetteva. Va a ruota libera il diesse. «Due mesi intensi, ma siamo arrivato in fondo facendo tutto quel che ci eravamo prefissati. Grazie al lavoro della società e di collaboratori molto validi».

Le principali difficoltà?

«All’inizio non ho trovato un ambiente sereno. Almeno non in linea col mondo del Chievo, dopo mesi un po’ particolari. È stato molto bello però aver visto cominciare un nuovo percorso fra presidente e mister».

Centrati tutti gli obiettivi?

«Direi di sì. Il primo era non perdere gli elementi di spessore e riequilibrare tutto il sistema. Partendo da questa base c’era poi bisogno di un lavoro di rifinitura in alcuni ruoli. E prendere giocatori per il futuro».

Avrebbe voluto svecchiare ulteriormente la rosa?

«Serve tempo, non si può far tutto in due mesi. In questo periodo ho avuto modo di capire intanto perché il Chievo ha da anni certi capisaldi. Ci sono professionisti con dei valori morali incredibili. E quando li trovi non devi lasciarteli scappare. È un sistema che va protetto e custodito gelosamente. Il presidente Campedelli ha costruito qualcosa di incredibile. Con un ambiente raro, persino unico».

Perché è stato giusto cedere Inglese?

«Era la situazione migliore possibile. Inglese aveva tante richieste, ma gli va dato atto di essere rimasto distaccato nella maniera giusta. Quando girano certi numeri spesso c’è il rischio di perdere la testa. Eravamo invece tutti sereni. Io per primo, soprattutto perché la società con me è stata chiara. Ogni cessione era subordinata ad un’adeguata contropartita tecnica ed economica. Ad un certo punto, quand’era ormai tardi per trovare un suo sostituto di identico valore, è subentrata un’altra condizione. Quella di conservare Inglese fino a giugno».

Quanto è orgoglioso di questa operazione?

«C’è grande soddisfazione, ma sono contento anche che l’allenatore sia sereno. Inglese è stata la ciliegina, frutto di un’opera davvero d’equipe».

Perché Pucciarelli dopo aver lasciato perdere Paloschi?

«Abbiamo ragionato, a bocce ferme abbiamo capito che Inglese ci dava buone assicurazioni. Poteva anche non servirci una tutela come avevamo ritenuto inizialmente Paloschi. Dopo queste valutazioni siamo quindi andati su Pucciarelli. Con Inglese si sposa meglio lui di Paloschi».

Tomovic era una prima scelta?

«Una delle primissime a luglio, ma allora incedibile per la Fiorentina. Pantaleo Corvino mi ha ripetuto di aver rifiutato anche offerte importanti per lui. Ma nel mercato quel che non puoi oggi ti si può ripresentare più avanti. Appena abbiamo saputo dell’apertura della Fiorentina in pochi giorni è stata imbastita la trattativa. Tomovic è entusiasta. La speranza è quella di tenerlo con noi a lungo».

Il segreto del suo mercato?

«Lo stesso del Chievo. È fondamentale arrivare prima degli altri. O rischi di rimanere schiacciato. Io una volta il mercato lo facevo in un giorno. Invece ora, per cercare di contenere i costi, ci si riduce sempre all’ultimo. Questo però è un contesto speciale. Facile sentirsi figli di un ambiente così. A costo di guadagnare meno. Merito del lavoro del presidente. Così sono venuti del tutto naturali i rinnovi di Birsa, Castro, Radovanovic e Cacciatore. Così come quelli, in altre situazioni, di Cesar e Vignato».

Stepinski quanto vale davvero?

«Tutto è partito a giugno, ma già prima dell’Europeo con l’Under 21 era un profilo di spessore. Ci è sembrato il tassello giusto, anche per il Chievo del domani».

Il suo umore alle 23 di giovedì?

«Ero davvero contento. Soprattutto fiero di far parte di una squadra vera».

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