«Pronti a rilanciare Melegatti»

Denis Moro, il manager che ha presentato l’offerta per MelegattiIl logo Melegatti dello stabilimento di San Giovanni Lupatoto
Denis Moro, il manager che ha presentato l’offerta per MelegattiIl logo Melegatti dello stabilimento di San Giovanni Lupatoto
Valeria Zanetti 20.09.2018

Dopo che il mistero dell’asta Melegatti non è più tale, arrivano le prime dichiarazioni che disegnano un futuro migliore del previsto per il gruppo dolciario scaligero fondato nel 1894. A chiarire le questioni è l’imprenditore vicentino la cui identità avrebbe dovuto essere coperta dalla clausola di riservatezza. Anche perché è chiaro che la partita potrebbe non essere finita visto che l’azienda continua ad essere «monitorata» da parte di possibili competitor, che valutano in queste ore se rilanciare.

CHIAREZZA. Sta di fatto che Denis Moro, dopo aver partecipato alla gara indetta dal Tribunale e aver ottenuto l’aggiudicazione provvisoria ora esce allo scoperto. Moro, 33 anni, con esperienze internazionali è esperto nel rilancio di brand di qualità del settore food & beverage italiano e annuncia che «c’è un’importante e seria realtà imprenditoriale italiana interessata a rivitalizzare il marchio scaligero, rilanciare l’occupazione e concorrere allo sviluppo del territorio».

MANAGER VICENTINO. Il manager, originario di Breganze, nel Vicentino, ha presentato un’offerta vincolante per rilevare il compendio industriale, partecipando al secondo bando di vendita di Melegatti e Nuova Marelli del 16 agosto scorso, che ammetteva, appunto, la partecipazione per conto di persone o società da nominare. Moro neanche adesso dice chi c’è dietro l’offerta, anche se, secondo voci insistenti, dovrebbe trattarsi di un componente della famiglia Spezzapria, alla guida di Forgital, il gruppo industriale vicentino che costruisce componentistica per motori di aerei, razzi spaziali, satelliti artificiali e stazioni orbitanti. Il componente della famiglia Spezzapria si sarebbe fatto avanti a titolo personale e la Melegatti non è comunque destinata a rientrare nel perimetro del Gruppo Forgital.

IL PRECEDENTE. L’interesse degli Spezzapria per Melegatti non è nuovo ed è stato mediato ancora nel 2016 al vecchio cda dal professionista lombardo, Luca Longaretti, che avrebbe fatto da tramite con il Tribunale anche questa volta. Nell’estate di due anni fa dal Vicentino arrivò a San Giovanni Lupatoto un’offerta vincolante per l’acquisto 64% del capitale sociale di Melegatti spa. Quella proposta fu respinta al mittente. Non è improbabile che ora lo stesso attore riprovi a mettere a segno l’affare sfumato in passato, con un’ottica di salvaguardia dei posti di lavoro, identità industriale, territorialità del marchio.

IL COMMENTO. «Melegatti», sostiene infatti Moro, « è un patrimonio comune da salvaguardare, che fa parte della storia degli italiani e ha accompagnato momenti felici e ricorrenze tradizionali. Per preservare e rilanciarne il valore, ora una consolidata realtà italiana già presente nell’agroalimentare, nell’ottica di un’integrazione verticale, intende scendere in campo e rilevare l’intero stabilimento e il glorioso marchio, a differenza di quanto avvenuto in tanti altri casi in cui l’interesse degli acquirenti era limitato al solo brand». Moro prosegue poi parlando al plurale e lasciando intendere che nella società acquirente il suo ruolo potrebbe essere determinante. «Noi abbiamo una precisa strategia per Melegatti, crediamo che abbia bisogno di spalle solide, idee chiare di rilancio, consolidate competenze settoriali, collaboratori affiatati e concentrati e un piano di investimenti adeguato alle innovazioni di processo e di prodotto», sottolinea. E si dice che i propositi siano frutto di contatti e visite anche degli ultimi giorni di consulenti e manager agli stabilimenti veronesi da rilanciare.

I PROPOSITI. «Amiamo il nostro territorio, le tradizioni e le eccellenze e non vediamo l’ora di vedere i prodotti Melegatti in giro per l’Italia e per il mondo», afferma Moro. Si prospetta quindi un rilancio dei dolci da ricorrenza e continuativi. Ma ora l’attenzione è sulla conclusione dell’iter di acquisizione, durante il quale «è seria prassi mantenere la necessaria riservatezza. Poi, l’impresa italiana sarà pronta a riaprire lo stabilimento, assicurare lavoro e investire nello sviluppo e nell’innovazione», conclude Moro.

L’ATTESA. Il prossimo step da superare è fissato a venerdì 28 settembre, quando entro le 12 potrebbero arrivare ulteriori offerte con rialzo del 10% sul prezzo base offerto dalla cordata aggiudicataria, che ha messo sul piatto 13,5milioni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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