Pozzecco, Picasso
e la fede: «Fortitudo,
la mia missione»

Gianmarco Pozzecco, capo allenatore della Fortitudo Bologna
Gianmarco Pozzecco, capo allenatore della Fortitudo Bologna
Simone Antolini11.05.2018

Formentera, Picasso, la religione Fortitudo. E Verona. Gianmarco Pozzecco è un viaggio meditativo per chi lo vive. O per chi ha la pretesa di provare a spiegare il suo mondo. Più semplicemente: il Poz è prossimo avversario della Tezenis. Nuovo Messia della Fortitudo. Condannato a vincere. Perché è solo vincendo che la Effe potrà liberarsi dalla frustrazione. Di mezzo, però, c’è la Scaligera. Che al PalaDozza non andrà a fare una visita di piacere.

Pozzecco, un giorno dissero di lei: “È un Picasso che a occhi distratti può sembrare una crosta senza valore“.

«Io Picasso? Magari, avrei grande valore. L’accostamento è nobile. E mi permette di fare una riflessione: non ho mai avuto la pretesa di essere capito. Ma ho sempre cercato di essere quello che volevo essere. Di sicuro, non sono un “quadro“ facilmente decifrabile. Ma a me va bene così. Mi considero un tipo anomalo».

La bellezza ha sfumature che sfuggono?

«La bellezza è quello che vuoi essere tu. Se mi capiscono, magari potrei diventare particolarmente bello».

Perché è tornato?

«Avevo un debito con la pallacanestro. E poi c’è una missione da compiere qui alla Fortitudo».

Le hanno chiesto la luna nel Poz?

«La gente ci chiede di realizzare il sogno. La Fortitudo non è un club come tutti gli altri. La Fortitudo è una fede. E quando vado al campo non vedo tifosi ma fedeli e seguaci. Non ho mai visto così tanta gente, come alla Fortitudo, con tatuati addosso i simboli della loro passione».

Lei cosa promette?

«Voglio contribuire a far sognare questa gente. Chiunque incontro me lo ricorda. Anche il parrucchiere».

Il parrucchiere?

«L’altro giorno sono andato a tagliarmi i capelli in un posto dove non ero mai stato».

Il taglio l’ha soddisfatta?

«Mi hanno chiesto di portare la Fortitudo in A. C’è voglia di derby con la Virtus. Qui è particolare.Quinessuno stacca mai la spina. Ma non sarà facile».

Paura di Verona?

«Verona è organizzata e ben allenata. Il tempo le ha permesso di crescere. Credo che il quarto che ci aspetta possa essere più duro di unasemifinale e pure della finale».

Sarà Pozzecco contro Dalmonte

«Luca è più esperto di me. Da vice e capo allenatore ha sviluppato una carriera importante. Ne ha viste tante. Haletture rapide e mature. E poi il mio amico Daniele Della Fiori ha costruito una squadra di grande valore. Lo dicono i fatti. La Tezenis è arrivata sesta in regular season solo per la classifica avulsa. Ma, di fatto, ha chiuso il campionato con gli stessi punti di Udine e Montegranaro.Dobbiamo metterci in testa che di fronte avremo un avversario che avrebbe meritato il quarto posto nel girone Est».

Solo una delle due, però, può andare in A

«Certo. Ma la Tezenis, per struttura, proprietà, passato e progetto meriterebbe di stare in serie A. Conosco molto bene il vice presidente Giorgio Pedrollo, un amico.AVerona lavorano molto bene. Ripeto: sarà molto dura».

Poz, una volta l’ex ct della Nazionale Ventura disse: alleno per libidine. Lei?

«Alleno per passione. Non per bramosia di denaro. Non sento quel richiamo.Nemmeno per crearmi uno status sociale. Mene frego, non mi interessa. La passione è la cosa più pura. Per questoho lasciato Formentera».

Isola felice, il silenzio e la pace. E si è trovato al PalaDozza

«Isola felice, la possibilità di immergerti nel nulla. Un cittadino come tanti. Senza responsabilità verso nessuno. Ma poi, ho sentito il richiamo. E la voglia di migliorare il mondo attraverso una passione condivisa».

Oggi sa dove andare?

«Voglio vincere. E la strada da seguire è quella indicata da Recalcati e Sacchetti».

Che dicono cosa?

«Dicono che alla fine la differenza la fanno sempre i giocatori ».

Lei, però, è considerato il leader carismatico della Fortitudo

«Ma giocano loro. E devono essere messi in condizione di farlo nel miglior modo».