Gabbani e quella
voglia «di
spingersi più in là»

Francesco Gabbani
Francesco Gabbani
Giulio Brusati 24.07.2018

Magellano è ancora in viaggio. Francesco Gabbani ha chiamato il suo disco del 2017 come il grande navigatore portoghese, emblema della «voglia di spingersi più in là». E dopo un lungo tour, testimoniato da un doppio album dal vivo («fritto misto gabbaniano»), ha deciso che non era tempo di fermarsi. Giovedì alle 21 sarà in concerto al castello di Villafranca per il Villafranca Festival.

Gabbani, ma non doveva fermarsi a registrare il nuovo album?

Sì, lo sto realizzando con calma. E poi il concerto di Villafranca è una delle poche date scelte quest’estate, spalmate su due mesi. L’impegno dal punto di vista fisico è relativo, non volevo levare energie alla composizione.

E allora perché tornare a suonare live?

Perché mi manca il palco. È difficile rinunciare ai concerti e quest’anno ci sono state numerose richieste. E poi la fase di gestazione del disco mi ha portato all’isolamento, a stare fra quattro mura dopo aver passato mesi in giro. E ho sentito la mancanza del contatto con la gente. In concerto mi ricarico con l’entusiasmo dei fan.

Che aspettative ha per il nuovo disco?

Rimanere me stesso. Non è un luogo comune. Non devo superare “Magellano” né mi sono posto traguardi se non raccontare quello che sono con la musica. Uscirà prima di Sanremo o in tempo per il Festival? Non lo so. Mi voglio prendere tutto il tempo possibile.

Di solito l’autore di un tormentone lo si ritrova in tv e nelle feste di piazza; non fa un tour in tutta Italia con un set vero e proprio. Lei è un’eccezione; non trova?

Dipende da chi fa il tormentone. “Occidentali’s Karma” non è stata concepita così; lo è diventato. Il pubblico che ha iniziato a seguirmi dopo il Festival di Sanremo ha capito che dietro a quel brano c’è un mondo.

Nei suoi concerti ci sono tanti bambini, anche sotto i cinque anni. Ne è consapevole?

Sì, dal palco li vedo. Ma vedo anche tanti 70enni. Il mio pubblico è trasversale e atipico. Perché i bambini? Anche se non colgono magari la profondità dei testi, a loro arriva la mia spontaneità.

E i 70enni come se li spiega?

Quelli mi vedono e dicono: Ah, Gabbani! Che bravo ragazzo! Quello che faccio è leggibile a vari livelli. Forse piace questo di me.

Il disco dal vivo si intitola “Sudore, fiato, cuore”. Quali le percentuali di questi tre elementi in uno show?

Si equivalgono: rappresentano la fatica, la costanza e l’anima. Essenziali nei concerti. E nel viaggio della vita.

Il video de “La mia versione dei ricordi” è un omaggio a “Last Christmas” degli Wham!

Sì, anche se pochi l’han capito e hanno detto: Oh, ha copiato George Michael

Quella degli Wham! è una finta canzone romantica e parla di un amore spezzacuore. Anche la sua è una “non canzone d’amore”.

Sì, in effetti il protagonista è un po’ depresso. Una canzone d’amore l’ho scritta, è “Immenso”. E potrei averne in cantiere un’altra. •