Caorle, il borgo
che ispirò
anche Hemingway

Caorle
Caorle
Stefano Nicoli06.07.2018

Perdersi tra i suoi vicoli, stretti da case coloratissime che sembrano uscite dal telaio di Missoni, è come riavvolgere il nastro del tempo e catapultarsi d'incanto all'epoca della Serenissima. Si perché le sorti di Caorle, antico borgo di pescatori diventato una delle più ambite mete turistiche dell'Alto Adriatico, sono rimaste legate nell'arco dei secoli a quelle di Venezia e della sua gloriosa Repubblica. Non a caso, gli oltre quattro milioni di vacanzieri soprattutto austriaci e tedeschi che l'affollano ogni anno, l'hanno ribattezzata «Little Venice», la Venezia in miniatura. Un legame che si percepisce ancora forte passeggiando, magari assaporando il classico cartoccio di calamari fritti antesignano dello street food, nel suo centro storico affacciato sui pittoreschi rii, ora interrati. Tra calli e campielli si approda, in uno sgargiante labirinto da cartolina dove i ritmi lenti sono scanditi al calar dal sole da spritz e ombrete con gli immancabili cicchetti, in piazza Vescovado, davanti al Duomo dedicato nel 1038 a Santo Stefano. A farvi da guida naturale sarà, con i suoi 48 metri di altezza e una leggera pendenza verso est, il rotondo campanile svettante davanti alla chiesa, che per caorlotti e turisti rappresenta una sorta di faro. Pochi passi e, attraverso una scalinata, si sale sulla millenaria diga, la passeggiata lungomare ricavata probabilmente sulle rovine delle antiche mura medievali. Un itinerario suggestivo ma anche un museo all'aria aperta: la Scoglieraviva, plasmata a partire dal 1993 dalle sculture di artisti di fama internazionale sui massi di trachite frangiflutti. È il preambolo ad un'altra tappa d'obbligo: il santuario della Madonna dell'Angelo costruito nel VI secolo su un promontorio che fa da spartiacque alle spiagge di Ponente e Levante. All'interno vi è custodita la statua della Vergine col bambino, che si narra sia stata recuperata in mare dai pescatori. Ma Caorle non è solo devozione, storia e divertimento, con l'immancabile shopping nel Rio Terrà. È, ancora oggi, un borgo di pescatori, che ha la sua sintesi storica nell'ex azienda agricola Chiggiato dove è allestito il Museo nazionale di archeologia del mare. Il filo conduttore nella colonia romana Iulia Concordia è però una natura incontaminata, con 18 chilometri di arenili, che raggiunge l'apice alla fine della spiaggia di Levante, in zona Falconera: qui si snoda una delle lagune più grandi dell'Alto Adriatico. Un paesaggio che nel secolo scorso stregò anche Hernest Hemingway, spesso ospite a caccia del barone Franchetti al villaggio di San Gaetano. E proprio quest'area protetta ispirò allo scrittore americano alcune pagine del romanzo «Di là dal fiume tra gli alberi». Un'escursione in barca è l'ideale per scoprire il sito di interesse comunitario, dove il simbolo per eccellenza sono i casoni: le tipiche costruzioni in legno e canne palustri con il tetto spiovente. Un tempo erano abitati, per buona parte dell'anno, dai pescatori con le loro famiglie mentre oggi sono adibiti a ristoranti, case di villeggiatura o depositi per attrezzi lambiti da un paesaggio dove tutto parla ancora del legame con la Serenissima.