Un italiano su 10
ha il fegato «grasso»
"Rischi pesanti"

La steatosi epatica
La steatosi epatica
Federico Mereta 30.03.2018

Tre persone su dieci, in Italia, hanno il fegato «grasso». È un dato preoccupante per il laboratorio del corpo umano, quello che emerge dal congresso svoltosi all’Università di Milano e dedicato alle malattie dell’apparato digerente. La patologia spesso è sottovalutata, ma può avere un impatto crescente – in senso negativo – sulla salute dell’organismo. «Normalmente circa il 5 per cento degli epatociti, le cellule del fegato, contengono grasso», spiega Silvia Fargion, ordinario di medicina interna all’Università di Milano. «Nel caso del fegato grasso la percentuale è superiore». Ma come mai il fegato «ingrassa»? Prima di tutto per le nostre cattive abitudini. L’alimentazione ipercalorica, specie se unita alla scarsa attività fisica, rappresenta un nemico per la salute del fegato costretto ad un superlavoro e portato a “infarcirsi” di tessuto adiposo. Per questo chi è in sovrappeso ha una probabilità molto più elevata di sviluppare il fegato grasso. Non manca però un fattore genetico: è stato verificato che un gene, l’adiponutrina, favorisce una forte predisposizione ad avere il fegato grasso. In particolari gruppi, come gli obesi o i diabetici, la patologia raggiunge una prevalenza dell’80-90%. Per accorgersi del fegato grasso, l’approccio più semplice è quello dell’ecografia, che permette di vedere se il fegato è iper-riflettente. Per la sua diagnosi non corrisponde sempre un aumento delle transaminasi, ossia gli esami di pertinenza epatica che indicano la presenza di necrosi e questo rende più difficile l’attività dello specialista. «Il problema del fegato grasso è la serie di correlazioni nel quadro clinico che può originare oltre agli effetti epatici», precisa l’esperta. «Infatti, oltre a causare steatoepatite non alcolica, la forma a maggiore probabilità di evoluzione, la cirrosi e tumore epatico, i pazienti con Nafld (questa la sigla anglosassone che definisce il quadro) sono ad elevato rischio di patologie cardiovascolari come infarto o ictus, che rappresentano la principale causa di morte». Il fegato grasso, insomma, è una manifestazione della sindrome metabolica, una sindrome caratterizzata da sovrappeso/obesità, diabete, ipertensione, aumento dei trigliceridi, riduzione del colesterolo buono o Hdl. Per questo motivo nei pazienti con steatosi epatica deve essere valutato se vi sia ipertensione, dislipidemia, intolleranza glucidica/diabete. Alla base della steatosi epatica vi è resistenza all’insulina, cioè il pancreas deve produrre più insulina per mantenere la glicemia nella norma e questo a lungo andare causa diabete. I pazienti con fegato grasso hanno un rischio di sviluppare il diabete tre o quattro volte superiore rispetto a chi non ne soffre, e il diabete gioca poi un ruolo chiave nello sviluppo dei problemi vascolari. Come affrontare il quadro? Non si può puntare sui farmaci. «L’unica terapia, ad oggi, per la steatosi epatica metabolica è un corretto stile di vita», conclude l’esperta. «Per un’alimentazione corretta, l’ideale rimane affidarsi alla dieta mediterranea. È poi indispensabile, per ridurre le calorie, una regolare attività fisica».

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