Troppi antibiotici
e scatta l'allarme
«Super batteri»

Sos super batteri
Sos super batteri
Federico Mereta10.05.2018

A volte producono enzimi capaci di distruggere il farmaco che dovrebbe annientarli. In altri casi, in modo più astuto, impediscono all'antibiotico di raggiungere il bersaglio su cui agire, modificandolo o stravolgendo il traffico all'interno dell'organismo. Come se non bastasse riescono a creare delle vie metaboliche che evitano, come in un'alternativa stradale, l'azione del medicinale. Così i germi diventano «superbatteri», capaci di farsene un baffo dell'azione degli antibiotici. E purtroppo, visto che sono anche scaltri, camaleontici e solidali, trasmettono l'insensibilità ai medicinali ai loro discendenti e anche a chi vive intorno al germe resistente.

 

Oggi la scienza si interroga su questo tema e sulle possibili risposte, anche sulla base dei numeri che vedono l'Italia tra i Paesi in cui il fenomeno della resistenza è più diffuso, anche per l'abuso che si fa da anni di questi farmaci. «Ci troviamo di fronte a infezioni dovute a microrganismi, che sono in parte resistenti o in tutto resistenti agli antibiotici e le cui conseguenze sono facilmente comprensibili», spiega Claudio Viscoli, presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva. Il problema interessa soprattutto le infezioni che si sviluppano in ospedale, ma comincia a riguardare anche i quadri che si sviluppano sul territorio. Il nostro Paese ha un'elevata percentuale di resistenza alla Klebsiellae Pneumoniae, la cui diffusione, iniziata in Grecia, segue un gradiente est-sud-nord; alti sono anche i livelli di resistenza a Pseudomonas, Stafilococco aureus, Enterococco. Questi germi sono talmente diffusi da poter essere considerati endemici».

 

L'importante, quindi, è capire che questa guerra contro nemici invisibili va combattuta da tutti. «Gli antibiotici sono gli unici farmaci i cui effetti collaterali si riflettono non tanto sul paziente che prende l'antibiotico, quanto sulle generazioni future, perché assumendo un antibiotico a basso dosaggio o per un tempo sbagliato, i batteri imparano a resistere all'antibiotico, quindi diventano resistenti», ribadisce l'esperto. «Per questo andrebbe sempre rimproverato chi, magari con qualche linea di febbre tosse e mal di gola, pensa di ricorrere ad un antibiotico per guarire prima o ridurre i sintomi. Errore grave, non solo perché i virus non rispondono agli antibiotici, che invece attaccano i batteri. Così si aiutano i germi a diventare sempre meno sensibili ai farmaci: quando ce ne sarà davvero bisogno, sarà più difficile trovare la cura giusta per la polmonite o per un'altra infezione».

 

Purtroppo la tendenza ad assumere antibiotici senza significato è diffusa: negli Usa, secondo I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Cdc), quasi il 50 per cento delle prescrizioni non risponderebbe ad una reale necessità. Per fortuna la ricerca in questo senso sta ripartendo, con qualche novità per casi selezionati, dopo un periodo di "assenza". Negli anni '80 i nuovi antibiotici sono stati 16, poi solo 10 negli anni '90, 5 tra il 2003 e il 2007 e soltanto 2 tra il 2008 e il 2012. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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