Salute Sindrome del cuore infranto: la chiave in un testo del '700Salute | Salute

Sindrome del cuore
infranto: la chiave
in un testo del '700

Cuore
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Elisa Pasetto09.08.2018

Potrebbe essere in un testo datato 1794 la risposta all’enigma di una misteriosa malattia del cuore, la cardiomiopatia di Takostubo, una disfunzione contrattile reversibile del cuore che assume all’apice un aspetto a «pallone», simile ad un antico vaso utilizzato in Giappone per la pesca del polpo. L’inedito accostamento tra le «Tabulae neurologicae ad illustrandam historiam anatomicam cardiacorum nervorum, noni nervorum cerebri, glossopharyngaei, et pharyngaei ex octavo cerebri», opera dell’illustre anatomico e neurologo veneto Antonio Scarpa e la patologia, che colpisce il cuore di donne prevalentemente dopo la menopausa ed in relazione ad uno stress fisico o psichico come un lutto, una delusione d’amore (e per questo nota come «sindrome del cuore infranto»), si trova in un articolo scientifico pubblicato sulla rivista internazionale «Clinical Cardiology» dal cardiologo Vincenzo Marafioti dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata e potrebbe rivoluzionare la gestione diagnostica e terapeutica di questa malattia. Rispetto a quanto inizialmente riportato in letteratura, la mortalità risulta elevata sia a breve (5,9%) che a lungo termine (5,6%) con rischio di recidive dopo pochi anni dal primo evento. «Per lungo tempo considerata un malattia autoctona del cuore con una patogenesi misteriosa, potrebbe invece rappresentare una sindrome neurocardiaca causata dal sistema nervoso centrale», spiega Marafioti. «Un’area corticale strategica del cervello, l’insula del Reil, coinvolta nel controllo delle emozioni attraverso la mediazione del sistema nervoso simpatico, rivestirebbe un ruolo importante: la particolare distribuzione dei rami nervosi cardiaci direttamente connessi alle fibre muscolari del cuore, descritti per la prima volta da Antonio Scarpa, potrebbe spiegare il misterioso coinvolgimento dell’apice con aspetto a pallone che caratterizza la malattia». Questo lavoro è un’ulteriore tessera che si inserisce nel mosaico della neurocardiologia che il dottor Marafioti ed il professor Salvatore Monaco, direttore del Dipartimento di neurologia e Scienze motorie dell’Azienda, hanno iniziato a disegnare insieme da alcuni anni per comprendere meglio i complessi meccanismi di interazione tra cervello e cuore.