Protesi o musica
per "distrarre"
il cervello

Il dottor Fiorenzo Bertoletti, specialista in  acufene e russamento
Il dottor Fiorenzo Bertoletti, specialista in acufene e russamento
E.PAS.06.09.2018

«Non è detto che l’acufene vada sempre necessariamente trattato. Se è ben tollerato dal paziente e l’udito è normale basta spiegargli che non si tratta di una malattia ma di un sintomo da controllare nel tempo e fornirgli consigli pratici: evitare il silenzio, introdurre un sottofondo musicale nell’ambiente in cui si vive». In altri casi, invece, è impossibile non intervenire, come spiega Fiorenzo Bertoletti, che dirige l’ambulatorio alla Clinica Pederzoli di Peschiera dove è possibile iniziare la diagnosi, lo studio e la terapia di questo sintomo molto invalidante. «Nella popolazione, specie se anziana, la percentuale riferita di acufene è del 20% con un 4% fortemente invalidante, con impossibilità a concentrarsi, svolgere lavori, avere un sonno regolare». Come si procede in questi casi? «Secondo le linee guida internazionali, sconsigliata è la terapia con ansiolitici e farmaci sedativo-ipnotici, utili solo per contrastare ansia e depressione, nel caso in cui siano associati all’acufene. Nessuna prova scientifica nemmeno dell’efficacia di integratori alimentari, mentre l’osteopata interagisce se il paziente soffre anche di problemi posturali», prosegue lo specialista. «La terapia consigliata è invece raccomandata dalla Trt (Tinnitus retraining therapy, ndr), «associazione di terapia sonora e di un approccio psicologico comportamentale, che prevede l’uso di speciali generatori di suono che riabituano il cervello a considerare l’acufene non come un segnale di pericolo, ma come un sottofondo che non disturba. In questo modo il problema si risolve nell’80 per cento dei casi. La ricerca punta anche sull’applicazione di campi magnetici e correnti continue in determinate aree del cervello».