Lavarsi le mani?
«Necessario almeno
20 volte al giorno»

Acqua corrente e sapone, un toccasana per la salute
Acqua corrente e sapone, un toccasana per la salute
Elisa Pasetto31.05.2018

E pensare che basterebbe lavarsi le mani per ridurre della metà il rischio di infezioni. Invece non solo quello che dovrebbe essere un gesto quotidiano non è affatto scontato, ma persino gli operatori sanitari, che quel gesto dovrebbero ripeterlo almeno 40 volte al giorno (contro una quindicina delle persone comuni), spesso lo «dimenticano». Risultato? «Il 6 per cento delle persone che entrano in ospedale per un intervento anche banale contrae un’infezione, che nei casi più gravi può avere un esito mortale visto l’altro grande allarme: la resistenza agli antibiotici». Parola di Ercole Concia, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive e tropicali, che in occasione della giornata mondiale del lavaggio delle mani indetta dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha tirato le orecchie in primis ai medici, decisamente meno attenti rispetto agli infermieri, dice, all’igiene delle mani, tanto che la sepsi colpisce in tutto il mondo più di 30 milioni di pazienti ogni anno. E in Italia ci sono 7.000 decessi annuali evitabili e direttamente collegati a infezioni contratte in ospedale, con costi aggiuntivi pari a un miliardo di euro. Eppure per lavarsi le mani non occorre avere a tutti i costi a disposizione acqua e sapone: «Come Azienda ospedaliera abbiamo fatto la nostra parte sistemando dei dispenser di soluzione idroalcolica all’interno dei reparti», spiega il direttore generale Francesco Cobello. «Cominciamo a vedere che chi viene a visitare i pazienti, uscendo, lo utilizza. È un’ottima alternativa quando non si ha a disposizione l’acqua». I gel disinfettanti ormai esistono molte varianti, anche «da borsetta», e possono uccidere fino al 90% dei batteri. Appena arrivati a casa, in ogni caso, è buona prassi lavarsi le mani. «Gli errori più comuni? Dare una sciacquata senza sapone, trascurare il dorso della mano e non asciugare bene le mani, che se ancora bagnate sono più facilmente veicolo di germi», aggiunge Giovanna Ghirlanda, direttore della Direzione medica ospedaliera. «Quando lavarle? «Ovviamente sempre prima di mangiare, ma anche prima e non solo dopo essere stati alla toilette, dopo aver assistito un malato e, infine, sempre dopo tosse e starnuti». E se più ancora di un adulto è il bambino che può essere un osso duro, «per invogliarlo l’ideale è farlo insieme a loro», consigliavano gli operatori sanitari dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata ai genitori dei bambini riuniti nell’atrio dell’ospedale della Donna e del Bambino per la giornata del lavaggio mani. «Meglio se cantando una canzoncina o una filastrocca della durata di 40/60 secondi (appunto il tempo necessario per eliminare il 99% dei batteri, ndr). Quale? Basta cantare per due volte «Happy Birthday».

CORRELATI