Dito in bocca
e scivoloni: occhio
ai denti dei bimbi

Per i denti altolà al dito in bocca
Per i denti altolà al dito in bocca
14.06.2018

Scale, pavimenti bagnati, spigoli, passeggiate in bicicletta, monopattino ma anche ciuccio e dito in bocca: sono alcuni dei luoghi e abitudini che possono aumentare il rischio di traumi dentali. Infortuni che sono aumentati negli ultimi anni, e che colpiscono dal 6,1% al 62,1% dei bambini in età prescolare e dal 5,3% al 21% in età scolare. A indicarlo sono le Linee guida per la prevenzione dei traumi dentali in età evolutiva, pubblicate dal ministero della Salute. Solo il 4% dei medici, si legge, fornisce all’inizio un trattamento appropriato per questo tipo di lesioni, dalla lacerazione della mucosa alla rottura del dente alla frattura della mandibola. Se si rompe il dente o esce fuori, è bene conservarlo perché ci sono buone probabilità di reimpiantarlo se è stato conservato per massimo 2-3 ore in soluzione fisiologica, latte o saliva. Questi traumi non vanno sottovalutati dal medico, perché possono nascondere situazioni di abuso sul minore, quindi l’odontoiatra può avere un ruolo di «sentinella». Fino a 14 anni l’ambiente più rischioso è il soggiorno, dove si verifica il 74,6%. Nella prima infanzia, l’inizio della deambulazione è il momento più frequente per i traumi dentali, così come sono più a rischio di cadute i bambini obesi e quelli che hanno l’abitudine di succhiare il pollice o il ciuccio. A scuola invece i traumi più frequenti sono dovuti all’abitudine di mordere la penna, trattenere in bocca oggetti di cancelleria, liti e le cadute durante le attività sportive e ricreative. Nelle scuole, indica il documento, dovrebbero esserci sempre presidi di primo soccorso e gli insegnanti andrebbero formati. Sul fronte sportivo ci sono alcuni sport più a rischio di traumi dentali, come pallacanestro, pallavolo, calcio, rugby, equitazione, nuoto (per le scivolate a bordo piscina), ginnastica artistica e l’andare in bicicletta, skateboard, monopattino o pattini. La raccomandazione in questo caso è di utilizzare caschi, paradenti o maschere facciali a seconda dell’attività sportiva.