Il postino non suona più
È un fantasma con la susta

La Posta della Olga
La Posta della Olga
Silvino Gonzato 28.08.2018

Prima che le Poste diventassero tutt’altro che Poste - scrive la Olga - il postino suonava due volte. Se poi doveva consegnare una raccomandata - che si chiama così perché ne vengono garantiti l’arrivo e la consegna a domicilio - suonava anche tre, quattro volte. El vècio postìn del bareto, el Tòtola, ricorda che era così forte il suo senso del dovere che dopo la sesta scampanellata buttava giù la porta. El Tòtola esagerava o è più facile che racconti ’na bala per esaltare la figura del postino di una volta che non è più quello di oggi. Oggi il postino non suona, ha paura che toccando il campanello gli vengano le bróse e, nel caso delle raccomandate, si limita a infilare l’avviso di giacenza nella cassetta costringendo i destinatari ad andare a fare la coda all’ufficio postale, spesso lontano chilometri, per ritirarle. Se suonasse e aspettasse che scendesse qualcuno, come faceva el Tòtola, non rispetterebbe la propria tabella di marcia che forse è quella che gli impone l’ufficio, visto che delle tante proteste la direzione delle Poste sembra infischiarsene. Ieri mattina il mio Gino ha raccolto da terra sotto la cassetta la cartolina con l’avviso di ricevimento di una raccomandata, segno che el postìn par la prèssia l’à sbalià el buso o l’ha lanciata dal motorino in corsa. El Tòtola dice che per la Società Poste Italiane il recapito della corrispondenza è diventata l’ultima delle preoccupazioni perché prima vengono i servizi finanziari, quelli assicurativi e la telefonia mobile. Pol darse che el g’àbia resón. Io mi limito a constatare che di postini come el Tòtola non ce ne sono più perché adesso sono fantasmi con la susta che non vede quasi mai nessuno. Una volta, prima della riforma delle Poste, li vedevi, ci parlavi, scampanellavano in modo inconfondibile («L’è l’Ettore, el postìn, vèrzi!»), gli davi la mancia di Natale e di Pasqua, li invitavi a salire a bere un bicér de vin o un caffè, i te contava i so afàri e ti te ghe contavi i tói. Erano insomma esseri umani mentre invece adesso sono dei robotini col fógo al cul, negligenti e menefreghisti, anche se forse non per colpa loro. Può darsi che abbiano un’anima e che in fondo, se potessero, vorrebbero essere come l’Ettore, ma non sono mai riuscita a fermarne uno per rendermene conto. •

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