Il gesto di Sboarina
e lo strùpolo del Gino

La Posta della Olga
La Posta della Olga
Silvino Gonzato04.09.2018

Il sindaco e gli assessori che, con ai piedi gli stivali, spalano fango di domenica davanti alle case allagate dal progno Crencano «che l’è andà de sóra», come mi ha urlato allarmata per telefono sabato sera la Sandra che abita da quelle parti - scrive la Olga - è un’immagine che i veronesi ricorderanno a lungo. Se al loro posto ci fosse stata una squadra di operai o di volontari della Protezione civile forse avrebbe spalato meglio ma non avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo sulla gente. Di questo, al di là della generosità del gesto, il sindaco deve aver tenuto conto quando ha chiamato a raccolta i suoi collaboratori, compresa la esile Pippicalzelunghe Segala cui il badile deve essere pesato più che agli altri colleghi. C’era anche il presidente dell’Agsm Croce che, a forza di spalare, è stato preso da crampi da fame e si è fatto fare due toast da una vicina di casa della Sandra. C’è molta umanità nel pubblico amministratore che soccorre ma viene a sua volta soccorso da un’alluvionata. Dopo un sabato drammatico, domenica è stata scritta dunque una pagina memorabile di solidarietà e di vicendevole altruismo. Punto e basta anche se ci saranno le solite malelingue che parleranno di demagogia e di opportunismo. A me e al mio Gino fortunatamente le piogge torrenziali di sabato hanno procurato solo danni limitati per cui non abbiamo chiamato Sboarina e i suoi assessori. Il diluvio ci ha colti mentre tornavamo da Poiano con la nostra Ritmo d’epoca. Dal buco nel tettuccio, stupato dal mio Gino con uno strùpolo da damigiana, cadeva solo qualche goccia, ma io non ero tranquilla e dicevo a mio marito: «Se el strùpolo el se imbómbega e el cede, se neghémo come i piti del Vacamòra quel’ano che l’è andà de sora el Fibio». In via Fincato abbiamo intravisto un tabellone luminoso del Comune che diceva: "Usa la bicicletta, rimani in forma e riduci l’inquinamento". «I ne tól par el cul» ha commentato il mio Gino che con una mano guidava e l’altra la teneva sullo strùpolo che era proprio sopra la sua testa. Mi sono detta d’accordo perché con quell’acqua anche i ciclisti con la capote e il parabrezza si sarebbero trovati in difficoltà. Tornati a casa abbiamo trovato la cantina allagata e i pomi che galleggiavano.

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