«Vinitaly da record
La rivoluzione
ha funzionato»

Il grande afflusso all’ingresso di VinitalyIl presidente Maurizio DaneseDegustazioni e affari in Fiera per la cinquantesima edizione di Vinitaly che ha dedicato grande attenzione a espositori e operatori per la parte business FOTO MARCHIORI
Il grande afflusso all’ingresso di VinitalyIl presidente Maurizio DaneseDegustazioni e affari in Fiera per la cinquantesima edizione di Vinitaly che ha dedicato grande attenzione a espositori e operatori per la parte business FOTO MARCHIORI (BATCH)
 
Enrico Santi13.04.2016

«Obiettivo centrato». Il presidente di Veronafiere Maurizio Danese è raggiante. «Parlano i numeri e i numeri parlano di un aumento di operatori che si incontrano e fanno affari». Non ne scalfiscono il buonumore nemmeno le provocazioni di Oliviero Toscani che invita Verona a «tenersi» la «folcloristica» Fieracavalli per lasciare a Milano quella del vino.

«Verona», afferma Danese, «resta la capitale del vino italiano, l’hanno certificato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi e i ministri dell’agricoltura europei. Il Vinitaly è la piattaforma riconosciuta dal governo per la promozione del vino italiano all’estero». E sottolinea: «L’idea di portare in fiera il business e in vari luoghi storici della città gli amanti del vino è stata vincente. Tra l’altro», assicura, «abbiamo registrato un incremento notevole di visitatori stranieri, interessati agli affari e anche gli espositori hanno espresso soddisfazione anche per l’investimento nei servizi e nel wi-fi, all’interno delle sale espositive, si vede subito che ora c’è un clima maggiormente adatto a business».

Danese parla di «grande collaborazione» tra città, associazioni, Comune e Fiera «per promuovere il consumo consapevole di vino, soprattutto fra i giovani, sull’onda dell’esperienza fatta all’Expo di Milano dei microassaggi, attraverso percorsi formativi, degustazioni, appuntamenti culturali e musicali. Per gli amanti del vino», ribadisce, «è giusto creare spazi in un contesto urbano perché le bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche con il vino possono andare tranquillamente a braccetto. Non si tratta, quindi, di diminuire il numero dei visitatori, ma di qualificarli».

Un momento clou, oltre all’inaugurazione con il presidente Mattarella, è stato il confronto tra Renzi e Jack Ma, fondatore di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce. «Il messaggio è che il mondo sta cambiando e che la rivoluzione del digitale è cominciata... La “y“ di Vinitaly, 50 anni fa, fu profetica per le prospettive di innovazione e internazionalizzazione. Oggi la nuova “y“ è il web. Le nostre aziende legate alla terra, e spesso tradizionaliste, devono fare un passo deciso verso questo mondo. Due miliardi di persone sono nate dopo gli anni ’80 e sono due miliardi di persone che navigano in internet». Danese, a tale proposito, promette aiuto alle imprese per affrontare questa sfida. E fa sapere che Vinitaly wine club, che associa 500 aziende nella vendita online «proprio in questi giorni ha stretto un accordo con Amazon per il mercato europeo, dove il nostro punto di forza sono i 540 vitigni autoctoni che l’Italia può vantare».

Infine, il presidente della Fiera promuove anche logistica e mobilità, punti dolenti secondo vari espositori. «Si deve partire dal presupposto che Vinitaly non è una sagra paesana, ma il salone del vino numero uno a livello mondiale. Tuttavia i parcheggi hanno funzionato e ringrazio forze dell’ordine e polizia municipale per il grandissimo lavoro. Va detto», evidenzia, «che lunedì c’è stato un incidente molto grave, è normale che la viabilità di viale Piave sia rimasta bloccata per i soccorsi... Chi si è lamentato forse non sapeva cos’era successo».

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